Siria, i terroristi rapiscono un reporter. Ma andranno ai colloqui di Astana

Un fotoreporter sudafricano è stato rapito in Siria al confine con la Turchia. Lo ha riferito l’organizzazione umanitaria Gitf of the Givers, citata dalla stampa di Città del Capo, secondo cui Shiraaz Mohamed, originario di Johannesburg, è stato bloccato martedì pomeriggio, insieme ad altri due operatori umanitari, lungo una strada che porta fuori dalla Siria in direzione Turchia. “Hanno preso la strada che si prende normalmente quando si trasportano i pazienti con l’ambulanza – ha riferito il responsabile dell’organizzazione, Imtiaz Sooliman – È una strada relativamente sicura, in tutti questi anni non c’è stato alcun incidente”. I rapitori, armati di pistole, hanno bendato il fotoreporter ed i due operatori, dopo aver confiscato i loro telefoni. Dopo circa un’ora di viaggio in auto, hanno rilasciato i due, trattenendo con sé Mohamed, sostenendo che lo avrebbero rilasciato due giorni dopo, ma questo non è ancora avvenuto. Alla domanda dei due operatori su chi fossero, i rapitori hanno detto di “rappresentare tutti i gruppi all’interno della Siria”.

I gruppi terroristi della Siria andranno ai colloqui di pace

Quegli stessi gruppi che magari parteciperanno ai negoziati di pace a Astana: “l’Alto comitato per i negoziati”, che rappresenta una parte dell’opposizione politica siriana, ha annunciato il suo “sostegno” ai colloqui di pace sulla Siria organizzati ad Astana che dovrebbero tenersi il 23 gennaio. “Per quanto riguarda la riunione prevista ad Astana, il Comitato afferma il suo sostegno alla delegazione militare – si legge in un comunicato – ed esprime la speranza che l’incontro serva a consolidare il cessate il fuoco”. L’organizzazione esprime anche la speranza che l’incontro favorisca una “fase di fiducia” con l’attuazione della risoluzione Onu 2254 del 2015, soprattutto per quanto riguarda la “fine dell’assedio alle città”, la consegna di aiuti e il “rilascio dei detenuti”. La riunione di Astana, si legge, rappresenta un passo che “spiana la strada ai colloqui politici” previsti per febbraio a Ginevra.