“Single”, “terrone” e cassintegrato: ecco il nuovo povero dell’Eurispes

Un italiano su quattro si sente povero e solo 12 connazionali su cento afferma di non conoscere nessuno che si trovi in una condizione di indigenza. A sottoliearlo, il Rapporto Italia 2017 diffuso diffuso dall’Eurispes. Single, meridionale e cassintegrato è l’identikit del povero disegnato dall’Eurispes. Una variante è quella che vede il monogenitore al posto del single e della persona in crca di occupazione al posto del cassintegrato. Ma si tratta di differenze percentuali quasi inapprezzabili. Decisamente più illuminante è la domanda sulla conoscenza diretta da parte del campione intervistato di persone povere: «alcune», ha risposto il 34,6 per cento, che diventano «molte» per il 20,1, «poche» per il 33,2 per cento e addirittura «nessuna» per il 12,1.

Eurispes presenta il Rapporto Italia 2017

A spronfondare gli italiani nella povertà è soprattutto, secondo Eurispes, la perdita del lavoro (76,7 per cento), ma anche (50,6 per cento) ragioni familiari come una separazione o un divorzio o personali come una malattia (39,4), la dipendenza dal gioco d’azzardo (38,7) o un lutto in famiglia (38). E come fanno fronte i cittadini all’onda crescente della povertà? Tagliando sull’alimentazione (+ 1,7 per cento) e sulle cure (+3,9), segno che il disagio incide nella carne viva delle persone. I tagli hanno colpito anche le spese dedicate agli animali domestici (32,3 per cento, +6,4), alla baby sitter (62,5 per cento, +14,3), alla donna delle pulizie/domestici (43,7 per cento, +6,5). Nel 36,2 per cento dei casi si riduce anche sulla spesa per badanti.

Sul disagio incidono anche divorzi e malattie

Dal rapporto Eurispes, emerge anche  che il 61,5 per cento degli intervistati conosce persone costrette a chiedere costantemente aiuto a parenti e amici; il 49 per cento sa di persone che non possono permettersi un posto dove abitare; il 48,2 ha contezza di persone che non hanno i mezzi per far studiare i propri figli o che non possono permettersi di curarsi(41,9) mentre il 41,3 conosce direttamente persone che non possono mantenere i propri figli e il 39,3 chi invece è costretto a rivolgersi alla Caritas. Altro dato allarmante: il 25 per cento conosce persone che si sono rivolte ad un usuraio per ottenere a somme altrimenti non reperibili.