Scuole fredde, non solo la figuraccia: Raggi ora si becca pure una denuncia

Non solo la figuraccia politica e amministrativa. L’operazione “scuole calde”, che era stata annunciata con grande enfasi da Virginia Raggi e che si è rivelata l’ennesimo fallimento della sua giunta, rischia di diventare per il sindaco di Roma anche un guaio giudiziario. Il Codacons ha annunciato l’imminente presentazione di un esposto in Procura, con l’ipotesi di interruzione di pubblico servizio. 

Contro Virginia Raggi la denuncia del Codacons

«L’impossibilità di frequentare gli istituti scolastici a causa delle temperature proibitive delle aule configura l’interruzione di un servizio pubblico quale è l’istruzione», ha spiegato il presidente dell’associazione di consumatori Carlo Rienzi. «Per questo – ha aggiunto – vogliamo sapere chi siano i responsabili di tale grave situazione e cosa abbia fatto il Comune di Roma per prevenire un disservizio così grave alla popolazione».

La situazione nelle scuole di Roma

La denuncia prende le mosse dalle numerose segnalazioni e proteste giunte da tutti i protagonisti del mondo scolastico: studenti, genitori, professori, molti dei quali alla riapertura delle scuole hanno dovuto fare i conti con un freddo che rendeva impossibile svolgere le lezioni. Non a caso, le cronache di questi giorni hanno riportato episodi di ragazzi rispediti a casa, bambini costretti tra i banchi con i cappotti addosso, alunni e professori radunati tutti insieme negli spazi che avevano raggiunto temperature più vivibili. 

«Il Comune risarcisca i danni»

Una situazione di disagio largamente attribuita alle inefficienze dell’amministrazione capitolina che, nonostante gli annunci, non è riuscita a garantire le condizioni per un ritorno in aula sereno. Con la conseguenza di disagi organizzativi e spesso anche economici per le famiglie. Per questo il Codacons, oltre a presentare denuncia, chiede anche che vi sia un risarcimento danni. «Tra ieri e oggi molti genitori, non potendo lasciare i figli piccoli in asili e scuole gelide, sono stati costretti a riportare i bimbi a casa, ricorrendo a ferie e permessi sul lavoro o pagando baby sitter. Un costo enorme per le famiglie che ora – conclude Rienzi – il Comune di Roma dovrà risarcire, se non vuole ritrovarsi sommerso da azioni legali da parte dei genitori».