Ruby, un caso infinito: Berlusconi a giudizio per corruzione giudiziaria

Non si era ancora spenta l’eco della recentissima iscrizione di Silvio Berlusconi nel registro degli indagati nell’ambito del Ruby-quater, con l’accusa di corruzione giudiziaria per avere continuato a versare soldi alle ragazze presenti alle cene eleganti di Arcore fino a tutto il 2016, e puntuale arriva l’ordinanza di rinvio a giudizio emessa dal gup di Milano, Carlo Ottone De Marchi, con medesimo capo d’imputazione, ma questa volta nell’ambito del procedimento Ruby ter. Il processo inizierà il 5 aprile davanti ai giudici della quarta sezione penale.

Il terzo processo Ruby comincerà a Milano il 5 aprile

Niente che non fosse prevedibile, in verità. La posizione di Berlusconi era stata infatti stralciata alla luce della sua assenza dall’udienza preliminare. Un assenza forzata, dal momento che si trovava negli Stati Uniti per un controllo medico reso necessario dall’intervento a cuore aperto subito la scorsa estate. Nel frattempo, però, tutti gli altri coimputati venivano rinviati a giudizio. E ora il Cavaliere li ha raggiunti. Per lui, la vicenda di Ruby, nome d’arte di Karima El Mahroug, la giovane marocchina protagonista delle serate di Arcore. All’epoca, la ragazza era minorenne, circostanza che costò a Berlusconi l’infamante accusa di prostituzione minorile e di concussione. Condannato in primo grado a sette anni, fu poi assolto con formula piena (il fatto non sussiste) in appello e definitivamente in Cassazione. Era l’11 marzo del 2015.

L’avvocato: «Berlusconi “imputato” di generosità»

Un’assoluzione che tuttavia non è riuscita a far sparire del tutto Ruby dalla sua vita. Puntando, infatti, a dimostrare che le testimonianze delle ragazze presenti ad Arcore, le cosiddette  “Olgettine“, erano tutt’altro che disinteressate ed autentiche sotto il profilo della veridicità, i pm tendono indirettamente a gettare ombre anche sull’assoluzione del primo processo. Berlusconi è infatti accusato di aver compensato con circa 10 milioni diverse ex ospiti delle sue serate per essere reticenti o mentire durante in quel processo. Soldi tracciabili, per altro, e che l’ex-premier non solo non ha mai negato di aver versato, ma che ha anzi spiegato con il proposito di «risarcire» tutte quelle ragazze, «rovinate» dall’inchiesta. «Il rischio ora è che si proceda a processare il reato di generosità», commenta infatti  l’avvocato Federico Cecconi, uno dei legali dell’ex-premier. «Prendiamo atto del rinvio a giudizio – aggiunge -. A dibattimento confidiamo di dimostrare l’estraneità di Berlusconi ai fatti contestati».