Roma, blitz al campo La Barbuta, arrestati 3 rom: rapinavano altri nomadi

Quando non sono gli incendi dolosi di rifiuti tossici, le maxi risse a bastonate, è una rapina a mano armata a giustificare un imponente maxi blitz al campo rom La Barbuta, all’estrema periferia della capitale. L’operazione, che ha richiesto l’impego di almeno 30 uomini tra agenti e funzionari, è scattata questa mattina in seguito alla denuncia di un rom italiano che ha raccontato di essere stato vittima, martedì scorso, di una rapina a mano armata da parte di alcune persone che abitano nel campo. E il bilancio della perquisizione e dei fermi si è attestato da subito su 3 persone fermate, tra cui – sembra – un capoclan. 

Maxi blitz al campo rom “La Barbuta”

Un imponente dispiegamento di forze, voluto anche dalla necessità di evitare che potesse verifcarsi nuovamente – in quello che è uno dei campi rom più popoloso e pericoloso di Roma – quanto accaduto solo pochi giorni fa, quando iu vigili sono stati sequestrati dai nomadi di un accampamento napoletano nel quale si erano recati a visionare e multare diverse situazioni irregolari. E allora, nel corso delle operazioni, coordinate dal vice comandante Antonio Di Maggio, sono stati perquisiti 5 moduli abitativi: e, guarda caso, gli agenti hanno rivenuto subito l’arma e la refurtiva, composta da anelli e vistose collane in oro.

La rapina e l’indizio dell’anello antico e prezioso

Ma un intervento del genere non poteva non registrare episodi criminali a latere del motivo penale per cui gli agenti hanno dato il via all’operazione di questa mattina, scattata alle prime luci dell’alba con le perquisizioni eseguite dai caschi bianchi del corpo di Polizia Locale di Roma Capitale, smistati tra baracche e roulotte per rintracciare i responsabili di una rapina particolarmente violenta, subita nei giorni scorsi da un’altra famiglia nomade, residente proprio nell’insediamento abusivo della capitale. Un intreccio ciriminale interno allo stesso presidio rom dove, dopo aver letteralmente rivoltato diversi moduli abitativi, le forze dell’ordine hanno rinvenuto una P38 probabilmente usata nel furto e quella che si ritiene essere buona parte della refurtiva. Addirittura, dal Messaggero – che al caso dedica ampio spazio – si evince che nel bottino della rapina figurebbe anche «un antico anello d’oro massiccio, ornato con sette diamanti ed un rubino». 

La banda sottometteva con la violenza i rom del campo

Un indizio importante che si ricollega all’avvio delle indagini che, come spiegato sempre sul quotidiano romano, «erano partite proprio dalla denuncia delle vittime, che a seguito di insistenti richieste di denaro da parte di uno dei più influenti “capo clan”, si erano visti irrompere armi in pugno nella quiete familiare i banditi, ai quali avevano dovuto consegnare soldi e gioielli di famiglia». I rapinatori rom ritenuti responsabili sono stati tutti arrestati: dalle testimonianze dei derubati – ma anche di altri abitanti dell’accampamento capitolino – sembra che la banda criminale fosse solita esercitare all’interno dell’insediamento de La Barbuta un potere di terrore e di soggezione fisica e psicologica. Un potere, come evidente, esercitato a suon di violenze e spedizioni punitive come l’ultima appena realizzata…