Ristoratori di Ferrara uccisi: spunta un movente che riscriverebbe il delitto

Il silenzio calato negli ultimi giorni su uno degli episodi di cronaca più inquietanti che ri ricordino, viene immediatamente rotto da un’indiscrezione su un possibile movente, pubblicata prima dal settimanel Giallo, e ripresa poi da il Giornale, secondo cui Nunzia Di Gianni, 45 anni, e il marito Salvatore Vincelli, 58, i due ristoratori di Ferrara massacrati nel sonno dal figlio 16enne e dall’amico Manuel, sarebbero stati uccisi perché contrari ad un amore omessuale tra i due adolescenti.

Omicidio di Ferrara, spunta un possibile, reale movente

«I coniugi Nunzia e Salvatore Vincelli osteggiavano la relazione omosessuale tra Riccardo e Manuel, potrebbero essere stati uccisi per questo motivo», scrive il settimanale, gettando nuiove ombre sul duplice delitto e additando un movente reale, concreto, a fronte delle spiegazioni psicologiche e delle ipotesi investigative enumerate nei giorni seguenti l’omicidio e il fermo dei due responsabili. Dunque, per la prima volta da quella terribile notte  tra il 9 e il 10 gennaio scorso, quando  a Pontelangorino (nel basso Ferrarese) i due coniugi sono stati uccidi a colpi d’ascia dal 17enne Manuel, additato come l’esecutore materiale dell’efferato delitto, che avrebbe agito su esplicita richiesta dell’amico Riccardo, il figlio delle vittime 16enne.

Le vittime osteggiavano un rapporto omosessuale tra i ragazzi?

Dunque, le vittime osteggiavano una relazione omosessuale tra i due ragazzi? È questa l’ipotesi accreditata dal periodico dedicato ai casi gialli più inquetanti e seguiti, Giallo, e l’ultima novità trapelata che, al momento però, non ha trovato conferme in ambito investigativo. Sul fronte giudiziario, invece, a parlare in queste ore – senza far riferimento a nessun elemento d’indagine – è stato l’avvocato Lorenzo Alberti Marangoni Brancuti che assiste il 17enne che ha confessato di aver ucciso i due ristoratori, insieme al figliodelle vittime. «Ho visto parecchie volte Manuel: si è pentito assolutamente di ciò che ha fatto, ricorda perfettamente cosa è successo e risponde senza riserve alle domande degli inquirenti e dei magistrati», ha fatto sapere il legale, come a voler sottolineare un aspetto moralmente rilevante in un caso che di morale non ha davvero niente.

La richiesta di trasferimento in comunità per il giovane killer

Una premessa che serve poi ad avvalorare la richiesta rivolta al Tribunale del Riesame – ha spiegato l’avvocato –perché il suo cliente, «che proviene da una famiglia solida e da una realtà normale e non di devianza, possa scontare la sua pena in una comunità di recupero». Una possibilità che indignerebbe davvero qualora venisse concessa a chi, di possibiliutà di difendersi, a quelle due povere persone, davvero non ne ha concesse… Intanto, mentre si attende la decisione dei giudici  – che non arriverà prima di lunedì o martedì – il ragazzo, che si trova nel carcere minorile di via del Pratello a Bologna, è in attesa di essere seguito dal punto di vista psichiatrico. Così, tanto per trovare altri alibi?