Rigopiano, da resort di lusso a trappola mortale: nessun segnale dai dispersi

Poco prima di mezzogiorno, subito dopo la notizia della prima vittima della valanga che ha seppellito l’hotel di Rigopiano nella neve, l’annuncio degli uomini del Soccorso Alpino e della Protezione Civile ha lasciato poco margine alla speranza: potrebbero essere molte le vittime rimaste intrappolate al freddo e al gelo nella struttura. Ora, a conferma di un quadro ben più drammatico di quello che si sperava di trovare, arrivano altri aggiornamenti, altre allarmanti informazioni. Notizie che elevano all’ennesima potenza drammaticità e preoccupazione se si pensa che, solo pochi giorni fa, l’hotel invitava su Facebook i suoi clienti a contattare la struttura via mail a causa delle linee telefoniche interrotte per prenotare una vacanza da sogno.

Hotel Rigopiano, da resort di lusso a trappola mortale

Oggi, quella meta vacanziera, quel resort di lusso con centro benessere, piscina e spa, quell’hotel Rigopiano di Farindola, travolto da una slavina, è diventata l”imponente dimora funebre dei suoi ospiti: di sicuro di almeno due di loro – il corpo della seconda vittima è stato estratto solo poco fa – e si teme, anche di molti altri al momento dati come dispersi. Le ricerche sono in corso con un ampio dispiegamento di forze: dalle squadre dei Vigili del Fuoco a quelle del Soccorso Alpino, ma al momento non c’è nessuna notizia di altri, possibili superstiti. Al momento, però, comunicano via Twitter i Vigili del Fuoco arrivati anche via terra nella zona dell’Hotel Rigopiano – insieme a loro anche le squadre Usar decorpo, specializzate nella ricerche nel recupero delle persone sotto le macerie e dotate di unità cinofile – dai dispersi non arriva «nessun segnale». Quello che si è riusciti a definire è l’identità di alcuni di loro: come nel caso della famiglia di Odisio, commerciante lei, poliziotto lui; o del trentatreenne di Terni disperso sotto le macerie dell’hotel Rigopiano, dove faceva il portiere di notte. 

Nessuna notizia sui dispersi

Tutti ospiti della struttura sul Gran Sasso di cui non si hanno più notizie da ieri, quando la slavina ha sepolto sotto la neve quello che i gestori definivano «un bagno di piacere ad alta quota». Tre piani immersi nel paesaggio del Gran Sasso pescarese – ora ridotti ad uno solo, schiacciato dal peso dei due collassati – una piscina riscaldata esterna per godere del panorama e rilassarsi al caldo sotto la neve: tutto scomparso, al momento insieme alle circa 30 persone fra adulti e bambini rimasti intrappolati nelle macerie che i soccorsi stanno ancora tentando di recuperare. Di liberare da quella trappola di neve e gelo, fino a ieri nelle guide turistiche sìcome sul web, descritto come un’oasi nel cuore verde dell’Abruzzo, immersa tra atmosfere dannunziane e paesaggi incontaminati, che spicca nell’area pescarese del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, in uno dei contesti naturalistici più belli ed incontaminati della Regione, tra faggete millenarie ai cui margini indugiano i camosci. Un luogo splendido, a 1.200 metri di altezza, oggi infernale trappola di ghiaccio.