Province, fallimento Crocetta: tutti d’accordo sul ritorno all’elezione diretta

Quattro anni fa, negli studi Rai de L’Arena di Massimo Giletti, nasceva – già morta – la madre di tutte le “riformissime” del Presidente della Regione Siciliana Rosario Crocetta: la riforma delle province.

“Abolire le province! Simbolo dello spreco e della malapolitica!”, era la moda del tempo -bipartisan, diciamocelo-, un semplicistico luogo comune, un facile capro espiatorio, e in Italia si sa, le azioni riformatrici della politica viaggiano quasi sempre sulle onde dell’emozione temporanea.

Da allora tanta acqua è passata sotto i ponti, in Sicilia come nel resto d’Italia. Anche il sonoro “no” che ha bocciato la riforma costituzionale di Renzi, la quale prevedeva l’abolizione definitiva delle province anche dalla Carta Costituzionale. In Sicilia -che in materia elettorale ha podestà esclusiva- la riforma delle province, nella parte riguardante l’elezione degli organi di governo, non ha ancora trovato attuazione, infatti, a dispetto di quanto accaduto a livello nazionale con la legge Delrio, nella terra della trinacria non si vota più -neanche con elezioni di secondo livello- dal lontano 2008, ultima volta in cui tutti gli elettori furono chiamati al voto per eleggere Consigli provinciali e Presidente della provincia.

In questi anni Crocetta ha invano cercato di partorire la sua riforma “gilettiana”, ma è finito nel megafrullatore impazzito dei vuoti annunci, del Vietnam parlamentare della sua stessa maggioranza e delle impugnative del Governo romano. Il vero risultato della sinistra riformatrice alla guida della Regione Siciliana sono l’abbandono quasi totale dei servizi che erano di competenza delle province, e i quaranta commissari, tutti amici del Presidente della Regione, che da quattro anni sostituiscono organi che dovrebbero essere democraticamente eletti. Democrazia alla tedesca…dell’Est!

Fallimento dopo fallimento, proroga dopo proroga, alla fine Crocetta vorrebbe portare le province siciliane al voto recependo la legge nazionale Delrio, quindi, con la fatidica elezione di secondo livello. Ma ecco il colpo di scena dietro l’angolo quando tutti i giochi sembravano fatti: l’on. Vincenzo Figuccia (Forza Italia) pochi giorni fa ha presentato un nuovo disegno di legge che prevede l’elezione diretta dei Presidenti delle province e dei Consigli provinciali, una proposta che ha indispettito Crocetta ma che ha trovato il consenso non solo dell’opposizione, eccezion fatta per i grillini -i quali hanno un concetto tutto loro di democrazia-, ma anche di vasti settori della maggioranza, dai socialisti ai centristi alfaniani, passando addirittura per il Partito Democratico che per bocca del proprio vicepresidente del gruppo parlamentare Giovanni Panepinto, ha dichiarato: «L’impianto è stato complessivamente in gran parte demolito, non solo dal referendum. Ritengo che vada affrontata subito una discussione che comprenda senza tabù la possibilità dell’elezione diretta del Presidente e di un Consiglio con numeri molto ridotti, sempre la logica della spending review, per cui credo che il dibattito, va iniziato subito. Non si può prescindere dal fatto che il Governo, così come il Parlamento debbano confrontarsi immediatamente e che non possiamo indire le elezioni per poi rinviarle, rischiamo quel poco che ci resta di credibilità all’esterno, anche di perderla».

Virtuoso e democratico ritorno al futuro nella terra del gattopardo? Forse, certamente l’auspicabile ritorno al coinvolgimento di tutti gli elettori nell’elezione dei Presidenti delle province e dei Consigli provinciali, potrebbe aprire una nuova stagione di partecipazione popolare e di rinnovamento interno alle forze politiche. Un incipit molto positivo che potrebbe essere da esempio anche a livello nazionale. Un’occasione, infine, molto importante anche e soprattutto per il centrodestra, che dal ritrovato contatto con la propria gente potrebbe ritrovare la via per il buongoverno dei territori.

Da Nello Musumeci, primo presidente di una provincia siciliana scelto con l’elezione diretta, e storico leader della destra siciliana, un appello a tutte le forze politiche: «Da tre anni le Province sono condannate alla paralisi, dalla viabilità alla edilizia scolastica superiore, fino ai servizi per studenti disabili, mentre persino lo stipendio per i dipendenti e’ diventato quasi una chimera. Si torni a votare con l’elezione diretta del presidente con il coinvolgimento del popolo. L’unico modo -conclude- per tagliare le unghie ai partiti bramosi di potere che sono tornati ad occupare le istituzioni, mentre mai come adesso serve far sentire la gente protagonista delle proprie scelte».