Potenza, chiedono la “pillola del giorno dopo”. E il farmacista le violenta

La Polizia di Potenza ha sospeso per 4   mesi dall’esercizio del pubblico servizio un farmacista, ritenuto  responsabile “di violenza sessuale continuata aggravata e di  interferenze illecite nella vita privata (anch’esse aggravate  dall’abuso dei poteri ed in violazione dei doveri inerenti al  servizio) consumate ai danni di almeno 6 donne diverse, anche di giovane età”.

Le donne, riferisce una nota, si rivolgevano al farmacista preoccupate per una possibile gravidanza indesiderata e per riceverne consigli su  un’eventuale interruzione farmacologica. L’attività d’indagine,  condotta dalla Squadra mobile della Questura di Potenza, ha preso  avvio dalla prima denuncia di una giovane donna che si era rivolta  alla farmacia per ottenere la cosiddetta “pillola del giorno dopo”, ma che l’uomo aveva invitato a ritornare in farmacia prima dell’orario di apertura pomeridiana.

Ciò che è emerso è “un vero e proprio modus operandi:  l’agire durante l’orario di chiusura al pubblico della farmacia; la  previa accurata occultazione della spycam da lui stesso  preventivamente occultata all’interno del wc; la somministrazione del  test non richiesto dalle clienti; la necessità di applicare un
fantomatico preparato; l’invito rivolto a queste ultime ad atti di  autoerotismo; la palpazione gratuita e di certo non necessaria delle  loro parti intime; persino la conservazione e catalogazione del  materiale carpito, con indicazione per ciascun filmato delle iniziali  della cliente e della data di registrazione, evidentemente per poterne visionare i contenuti in un momento successivo a scopo di compiacimento sessuale”.

Nel denunciare presso la Squadra mobile quanto accaduto, la ragazza ha riferito pure di aver appreso da terzi che analoghi  trattamenti ‘terapeutici’ erano stati adottati dal farmacista anche  nei confronti di altre donne, sempre nelle stessa circostanze. La successiva attività di perquisizione nei confronti del farmacista  ha consentito di rinvenire e sequestrare “diverso materiale  informatico, compresa la chiavetta incriminata, contenente filmati  riguardanti non solo l’episodio raccontato dalla denunciante ma anche  gli altri, analogamente carpiti di nascosto a danno di altre giovani  donne, e sempre nel bagno della farmacia.

Alcuni dei video visionati hanno consentito di appurare inoltre come  quest’ultimo abbia utilizzato la spycam anche al di fuori  dell’esercizio dell’attività, “per riprendere di nascosto sue ospiti  presso una casa di villeggiatura (è il caso ad esempio della stessa  denunciante) che inconsapevoli gli chiedevano l’uso del bagno  dell’abitazione”.