Perché dovremmo difendere la Fiat se paga le tasse fuori dall’Italia?

Risuona con accenti decisamente grotteschi  questa solenne dichiarazione del ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio: “Non si danno ordini a un Paese sovrano“. Il Paese “sovrano” in questione sarebbe l’Italia. E la dichiarazione del ministro è venuta, come è noto, per reagire alla richiesta della Germania, spalleggiata dall’Ue, di ritirare le auto Fiat-Chrysler 500X, Doblò e Renegade perché, a dire dei tedeschi, non sarebbero in regola in fatto di emissioni. Grottesca, la dichiarazione di Delrio, per due motivi.

Primo perché l’Italia, tutto è, fuorché un Paese “sovrano”. E non lo è più da quando ha rinunciato al potere di battere moneta a vantaggio dell’Ue e dell’euro.

Secondo perché la Fiat non è più italiana. Gli Agnelli, dopo aver per decenni spremuto lo Stato italiano a suon di rottamazioni e di ogni sorta di privilegio, hanno pensato bene,  a seguito della fusione con la Chrysler, di traferire la cassa all’estero. Prima hanno stabilito la sede fiscale di Fca (nata appunto dal “matrimonio” tra Fiat e Chrysler) in Gran Bretagna, poi hanno traslocato con la Exor, la finanziaria di famiglia, in Olanda. E anche in questo caso allo scopo di pagare meno tasse.

Perché allora trasformare la contesa sulle auto Fiat in un fatto di orgoglio nazionale dal momento che la famiglia proprietaria è la prima a non sentirsi più italiana? Il cac-can mediatico di questi giorni serve solo a difendere grandi interessi economico-finanziari che poco hanno a che vedere ormai con il nostro Paese.

Poi, certo, è insopportabile l’arroganza tedesca, con la pretesa di Berlino di decidere quali auto debbano circolare e quali no in Europa. E tutto questo al fine di allargare le quote di mercato della loro Volkswagen, colpita nel 2015 dall’affare dieselgate. Ma almeno le tasse, la Volkswagen, le paga in Germania e può legittimamente reclamare dal suo governo un trattamento privilegiato.

In Italia invece la “nazionalità” della Fiat è diventata un fatto da operetta. Ed è decisamente ridicolo, da parte della nostra classe dirigente politica, esibire una “sovranità” che ormai fa ridere solo le papere. Vogliono che l’Italia sia sovrana? Lo dimostrino con i fatti, ponendo seriamente sul tappeto il problema di un riequilibrio dei rapporti in Europa. Ciò significa reclamare l’istituzione degli eurobond e denunciare il fiscal compact che sta strangolando la nostra economia. Oppure, in alternativa, prevedere una exit strategy dall’euro. I tempi sarebbero del resto maturi, visto il clima internazionale che pare in rapido mutamento a seguito dell’elezione di Trump. Proprio ieri il neo presidente Usa ha definito l’Ue un “veicolo per la Germania”.

Meno chiacchiere e più coraggio.