Perché al centrodestra conviene tornare al voto con il Consultellum

Ogni male non viene per nuocere, e così se da un lato la politica in generale deve sopportare lo “smacco” del dover accettare una riforma elettorale figlia della Consulta, dall’altro può trovare lo sprone per accelerare la rinascita necessaria per fronteggiare l’antipolitica.

La miglior difesa è l’attacco, questo lo ha già capito Matteo Renzi che, un minuto dopo la sentenza della Corte costituzionale, ha iniziato la campagna elettorale del suo Pd, il quale viaggia su binari diversi di quello dei vari Speranza, Bersani, D’Alema, etc.

Il Matteo di Rignano sull’Arno vuole correre, anzi, deve correre, prima che le opposizioni interne al suo partito diventino maggioranza e la sua cottura -iniziata il 4 dicembre- arrivi al punto giusto per farlo fuori dalla segreteria del partito.

E il centrodestra? Giorgia Meloni e Matteo Salvini scaldano i motori per la manifestazione di sabato 28 a Roma, quando davanti a Palazzo Chigi chiederanno a gran voce il ritorno immediato alle urne. «La sentenza della Consulta -dichiara la Meloni a Libero– ci consegna una legge elettorale che permette di andare alle elezioni. Non ci sono più alibi. Chi nega questa evidenza, in realtà, lo fa solo per rimanere abbarbicato sulla poltrona. E noi scenderemo in piazza per chiedere subito le urne».

Una posizione netta sulla quale viaggia un fronte trasversale, dal M5S alla Lega e FdI-AN, fino a Renzi, ma che trova le barricate di Forza Italia.

Berlusconi vuole arrivare alla scadenza naturale della legislatura, e la maggioranza del suo partito si è allineata sulla linea del capo. Da qui ad un anno l’ex Presidente del Consiglio spera di portare a casa due risultati: una legge elettorale proporzionale senza preferenze e la sua riabilitazione politica con la sentenza della Corte di giustizia europea, che dovrebbe arrivare entro il 2017. Obiettivi legittimi, ma che sembrano andare contro gli interessi di un centrodestra vincente o quantomeno in partita.

Lasciare scorrere la legislatura per un altro anno rischia di aprire una lunga campagna elettorale con uno scontro polarizzato tra Renzi e Grillo, relegando un litigioso centrodestra al ruolo di terzo incomodo.

Andare al voto subito con il Consultellum non può che essere un bene per il centrodestra, sotto tanti punti di vista. Prima di tutto, votando subito si darebbe continuità alla vincente onda lunga della campagna referendaria che ha visto unito tutto il centrodestra, e poi, con il Consultellum, alla Camera resta premio alla lista che superi il 40% e i 100 capilista bloccati, favorendo l’aggregazione di più forze politiche e anche la scelta di uomini fidati da portare in Parlamento -principi cari da sempre a Berlusconi-; infine, al Senato la partita resta aperta su base regionale e con il ritorno della preferenza unica, una bella sfida: mettere in campo candidati radicati sul territorio ed in grado di catalizzare tanti consensi per sé e per la coalizione. Anche al Senato, così come alla Camera, quindi, il centrodestra non parte battuto, potendo contare sulle regioni del nord e sullo storico “granaio” del sud, a patto che riesca a mettere in campo unità d’intenti, progetti chiari e soprattutto facce credibili.

Questo quello che potrebbe essere. Quello che sarà lo decideranno Mattarella e i capi dei partiti che detengono la maggioranza parlamentare. Senza inciuci, si spera.