Pd, venti di scissione. D’Alema ai suoi: «Raccogliete soldi e fate adesioni»

Se non è scissione, poco ci manca. Le premesse ci sono tutte: un leader, Renzi, che non è più premier dopo aver perso malamente un referendum, complice anche il contributo offerto dai suoi avversari interni, ed un partito, il Pd, che balla pericolosamente sull’orlo delle elezioni anticipate, arrivando ad ipotizzare il distacco della spina al governo Gentiloni, proprio come fece con quello presieduto da Enrico Letta. Se a tutto questo aggiungiamo un Massimo D’Alema ringalluzzito dalla vittoria del “no” al referendum del 4 dicembre, è facile prevedere che la sinistra non si avvia a vivere giorni sereni.

D’Alema ha riunito i comitati referendari

D’Alema ha fatto tutto con cura. Per non lasciargli tutta la scena del “ritorno” dopo la sconfitta, nelle stesse ore in cui Renzi ha incontrato a Rimini gli amministratori del Pd, D’Alema ha riunito nelle sede del Centro congressi Frentani di Roma i comitati “Scelgo no“, da egli stesso fondati in vista del referendum. Di solito i comitati referendari si sciolgono all’indomani della consultazione. Questi di D’Alema, invece, si riorganizzano con un obiettivo ben preciso: «Raccogliere fondi e adesioni». Esattamente quel che si fa prima delle elezioni. Al momento, però, D’Alema non abbandona l’idea di voler combattere dall’interno del Pd. Del resto, se non si fanno le elezioni si fa il congresso e viceversa. Per questo dice che occorre «cambiare politica», ma – aggiunge – «per cambiare politica il Pd deve cambiare segretario».

L’ira dei renziani. «Non ci servono riservisti»

In attesa della replica di Renzi, sono i colonnelli del Pd a fargli pelo e  contropelo: «Non abbiamo bisogno dei riservisti, abbiamo bisogno di ricostruire il centrosinistra e non possiamo accettare di sentirlo da chi il centrosinistra ha sempre lavorato ad abbatterlo», è la sprezzante replica di Debora Serracchiani. «È curioso – incalza a sua volta un altro renziano della prima ora come Ernesto Carbone – che l’uomo che ha più volte ucciso il centrosinistra, dal primo governo del centrosinistra fino ai 101 di Prodi, ora si presenti per ricostruirlo con un tesseramento parallelo». Appena più cauto il ministro dell’Agricoltura, Maurizio Martina: «I toni di queste ore – avverte – non fanno bene al partito». D’Alema ascolta e ringrazia. Voleva rovinare la festa a Renzi e un poco c’è riuscito. Se non è scissione, poco ci manca.