Parla la mamma di Ciavatta: quella sera mi disse che andava al cinema (video)

Proponiamo ai nostri lettori, all’indomani del 39° anniversario della strage di Acca Larenzia a Roma, la trasmissione Millibar, realizzata un anno fa su TeleMolise, dedicata a quella vicenda. L’emittente molisana prende le mosse dal fatto che la famiglia di Francesco Ciavatta era originaria di Montagano, in provincia di Campobasso, nel cui cimitero riposano Franco Ciavatta e suo padre Antonio, che si tolse la vita per la disperazione due anni dopo la strage. Il conduttore Pasquale Di Bello avvisa gli spettatori che la trasmissione tratterà un argomento difficile e presenta gli ospiti: il legale della famiglia Ciavatta nonché amico di infanzia di Franco Gaetano Caterino, il giornalista Pietro Eremita, militante del Movimento Sociale negli anni di piombo, il giornalista di sinistra Antonio D’Ambrosio. Ma la novità è che all’interno della lunga trasmissione Telemolise è riuscita a intervistare Angiolina Mariano, la mamma di Francesco, rendendo il documento straordinario. In questi giorni il video della trasmissione è stato postato qua e là sui social network, senza però ricevere l’attenzione che merita, sia giornalisticamente sia umanamente, come documento storico. Dopo la scheda e il difficile dibattito, dall’intervista apprendiamo delle cose che non erano note: che Franco quella sera aveva detto che sarebbe andato al cinema, che il papà appena sposato era andato in Germania e fare il minatore, che un parente dei Ciavatta, quando nacque il bambino, si adoperò, per riunire la famiglia, a far avere un portierato ai Ciavatta nel quartiere Tuscolano. Come racconta la donna, sembrava la felicità: si abbandonava la dura vita della campagna, il marito non avrebbe più dovuto lavorare in miniera lontano da casa, il quartiere Tuscolano i Ciavatta lo vedevano bellissimo, il bambino cresceva sano.

Il racconto di quei giorni della mamma di Francesco Ciavatta

Dal documento apprendiamo anche che il papà di Ciavatta era al terzo tentativo di suicidio, e che il Msi, nella persona di Giorgio Almirante, era stata quotidianamente vicino alla famiglia Ciavatta, ma senza riuscire alla fine a scongiurare il tragico epilogo. L’avvocato Caterino ricostruisce la vicenda processuale, dà notizia del fatto che le indagini potrebbero riaprirsi, racconta particolari poco noti. Ma la notizia più sconvolgente che emerge dalla trasmissione è che essa sia passata praticamente sotto silenzio nel convulso mondo dei mass media, sempre pronti a dare rilievo a fatti e notizie molto meno importanti ma più spettacolari, più immediatamente fruibili da un pubblico superficiale. L’intervista alla mamma di Franco Ciavatta, poi, è un documento toccante, perché ancora oggi, dopo quasi quarant’anni, la donna non si capacita di come sia potuto accadere questo, non capisce ancora oggi perché suo figlio sia stato ucciso in quel modo: addirittura non sapeva che a poche decine di metri dal portierato di via Deruta dove abitavano, vi fosse la sezione del Msi, né sapeva quali attività vi si svolgessero. Angiolina Mariano è di una semplicità disarmante, nella sua saggezza contadina, non capisce cosa effettivamente stava accadendo nell’Italia di quegli anni: lei viveva nel suo microcosmo felice, nel quartiere, con il marito e il figlio, affrancati dalla povertà e dalla vita dura. Dopo tutti questi anni, è rimasta una donna con i piedi per terra, malgrado la sorte le abbia portato via un figlio a 18 anni e poi anche il marito che non sopportava più di vivere. La donna ringrazia tutti coloro che sono stati vicino alla sua famiglia in quei momenti terribili. Si tratta di un documento importante che avrebbe meritato ben altra diffusione e dibattiti.