Obama saluta e lancia Michelle. Renzi sogna, ma non gli resta che Agnese

Obama saluta e Renzi sogna. Storia di due fallimenti. Con ovvie ed enormi differenze. Ma sognare costa poco e Renzi sogna. Il lungo addio di Obama, il presidente che avrebbe dovuto portare speranza e nuove possibilità e ha, invece, regalato all’Occidente anni di recessione e i jihadisti in casa, occupa le prime pagine di giornaloni sempre più giornalini. Obama che si commuove, Obama che rivendica i successi, Obama che indica il futuro, Obama che parla di paese migliore: queste e altre stupidaggini grondano da carta stampata e tg. L’incenso costa poco, perciò si spreca. Senza che nessuno ponga la domanda più semplice: come mai se Obama è stato così meraviglioso gli americani hanno sfanculato lui, il suo “yes we can” e la sua Hillary Clinton? Come mai ha vinto Trump contro tutto l’establisment e tutti i soliti noti? Silenzio. Non se lo chiede nessuno. Tutti troppo impegnati a riferire dell’omaggio alla moglie, a quella Michelle Obama che è divenuta una sorta di simbolo del salutismo e della corretta alimentazione oltre che icona della moda: si può dire che a vederla non sembra né l’una né l’altra senza essere tacciati di maschilismo o di razzismo? Certo che non si può dire: è il noto reato di lesa correttezza politica! Ma poichè noi ce ne freghiamo del politically correct, lo diciamo. Lo diciamo e lo pensiamo insieme a tanti altri. Obama perciò finalmente se ne va, si fa scendere la lacrimuccia e lancia la moglie. Ed ecco che qui da noi, improvvisamente Renzi s’ingrifa: l’ex premier tira fuori la testa e prova a toccar palla per dire che sì, si può ricominciare. Che il quasi ex presidente Usa ha tracciato la strada: si può tornare a vincere. Sogna Renzi, che anche sognare costa poco. Perchè Obama, che non potrà più aspirare alla Casa Bianca, pensa probabilmente ad una operazione alla Clinton. Da dinastia a dinastia: lanciare la moglie Michelle per la corsa alla presidenza come fece Bill con Hillary. Mentre Renzi, dopo il fallimento, briga per tornare in prima persona. Operazione difficile. Come difficile appare il ricorso immediato alle urne. Perciò, se proprio vuol imitare Obama, a Renzi non resta altro da fare che mandare avanti la moglie Agnese. Tanto, ora che è docente di ruolo, ha pure diritto all’aspettativa.