Napoli violenta, è allarme “stese”. Il Procuratore: «La politica non ci aiuta»

Aumentano in modo considerevole gli omicidi, crescono le rapine e si registra come «particolarmente preoccupante» il fenomeno delle “stese”, «vere e proprie azioni di guerriglia urbana poste in essere da gruppi di giovani che passano tra i vicoli del centro sparando all’impazzata e a casaccio con scopi puramente intimidatori per affermare il proprio dominio sul territorio». È pieno di ombre il quadro sulla criminalità a Napoli che emerge dalle parole del presidente della Corte d’Appello, Giuseppe de Carolis di Prossedi, alla vigilia dell’inaugurazione dell’anno giudiziario. 

Aumentano omicidi e rapine

Il magistrato non pronuncia la parola allarme, ma sono i numeri a evocarla. Gli omicidi volontari sono «passati da 44 a 77, di cui 38 legati alla criminalità organizzata». Non va meglio sul fronte degli omicidi tentati, passati da 83 a 103. Per quanto riguarda le rapine si passa da «6.056 a 6.342», con un aumento in particolare di «quelle consumate nella pubblica via». Rilevanti, inoltre, i dati del sequestro di beni e droga, per «un valore complessivo di 1 miliardo di euro» e 1.657,5 kg di sostanze stupefacenti. Infine, complessivamente sono state emesse 146 ordinanze di misure cautelari nei confronti di 1.418 indagati e sono stati catturati di 52 latitanti, molti dei quali esponenti apicali di organizzazioni camorristiche.

Le “stese”, male emergente di Napoli

Proprio gli arresti dei capi clan e i cambiamenti che ne derivano sono la cornice entro cui vanno inseriti i dati forniti da de Carolis ed entro cui va letta «l’emersione, anche in posizioni apicali, di nuove leve di ragazzi, spesso ancora minorenni, che hanno dato luogo a fenomeni particolarmente preoccupanti come le cosiddette stese». Anche le rapine, però, ha spiegato de Carolis di Prossedi, vanno messe inserite in questo contesto. Il magistrato, infatti, ha chiarito che per «il fenomeno delle  rapine seriali commesse da gruppi di ragazzi molto giovani in danno di istituti di credito, farmacie, supermercati o uffici postali» l’uso di «armi vere» è «sintomo del collegamento con la criminalità organizzata».

Nessun episodio preoccupante di terrorismo

I vertici della Corte d’Appello partenopea hanno rassicurato invece sul terrorismo, spiegando che «fortunatamente non risultano essersi verificati episodi preoccupanti» e che esiste un «costante monitoraggio del territorio da parte delle forze dell’ordine anche in funzione preventiva», grazie al quale «sono aumentate le iscrizioni da parte della Procura della Repubblica di Napoli di reati in qualche modo collegati a tale fenomeno».

L’accusa alla politica: «Non affronta i nodi a monte»

C’è però un altro tipo di “terrorismo” che Napoli deve fronteggiare ed è proprio quello delle stese. Lo ha detto senza mezzi termini il procuratore generale di Napoli, Luigi Riello, affermando che «le stese sono il nostro terrorismo», anche se «a differenza dei kamikaze questi ragazzi tengono alla loro pelle». Per Riello, però, «è sbagliato agire solo con la repressione, dobbiamo dare risposte anche concrete». «La politica – ha sottolineato il Pg – sta facendo delle cose ma sono insufficienti, vanno affrontati i nodi irrisolti che la politica non ha ancora affrontato in modo strategico, cioè il degrado urbano, la dispersione scolastica, il disagio giovanile».