Rosanna, uccisa dal marito, era stata già accoltellata alla schiena nel ’95

Cambia di nuovo versione in poche ore Luigi Messina, l’ex-guardia giurata 53enne che ha ucciso a coltellate la moglie Rosanna Belvisi, assassinata nella loro camera da letto nell’appartamento al piano terra in via Coronelli 11, in zona Lorenteggio a Milano.
«All’ennesima offesa nei miei confronti e nei confronti di mio figlio ho perso le staffe e ho cominciato a colpirla ripetutamente. Non ricordo quante volte l’ho colpita», sostiene l’uxoricida che, inizialmente, aveva cercato di giustificarsi dicendo di averla colpita per difendersi.

E’ nella relazione extraconiugale di Luigi Messina, da cui è nato anche un figlio, il movente che ha portato il 53enne ad accoltellare la moglie Rosanna Belvisi secondo i particolari che emergono dal verbale di fermo firmato dal pm Gaetano Ruta, dopo le incongruenze emerse durante l’interrogatorio da parte degli uomini della Squadra mobile guidata da Lorenzo Bucossi.

«Ieri mattina mia moglie ha iniziato a rinfacciarmi di avere una relazione extraconiugale e ha tentato di colpirmi con un ferro da stiro. Io ho afferrato un coltello e l’ho colpita», ha raccontato inizialmente durante l’interrogatorio che è durato per diverse ore.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, Rosanna Belvisi avrebbe scoperto la relazione «alcuni mesi fa». E le due richieste di intervento delle forze dell’ordine nell’abitazione a novembre sarebbero proprio da collegare a questo. Oltre «che alla gelosia dell’uomo, il quale ha sostenuto che la moglie usava troppo i social network», racconta il capo della Squadra mobile in conferenza stampa.

Nel suo racconto agli inquirenti, Messina ricostruisce la mattinata di ieri. E quel litigio sfociato nel delitto. Una lite all’interno di un rapporto già molto complicato, compromesso e violento. Come ricordano i vicini di casa e la stessa figlia 25enne della coppia, assente al momento dell’omicidio.

Messina inizialmente ha negato ogni coinvolgimento, è poi crollato di fronte alle domande insistenti degli investigatori ma ha cercato di sostenere che la sua reazione è originata dall’aggressione della moglie Rosanna. Infine ha confessato tutto.

L’uomo, disoccupato e già noto per piccoli precedenti di resistenza e oltraggio, ha afferrato un coltello dalla cucina e ha colpito almeno 23 volte la moglie 50enne, soprattutto alla gola dove è stata riscontrata la ferita più profonda.

Dopo l’omicidio l’uomo si è tamponato la ferita alla mano sinistra, ha il preso il coltello, ha messo gli abiti e le scarpe sporche di sangue in una busta ed è uscito.

L’arma, un coltello, l’ha gettata in un tombino vicino piazzale Negrelli. E si è disfatto  poco più in là dei vestiti si è disfatto. Per circa quattro ore Luigi Messina è rimasto in zona. Ha fatto la spesa, ha comprato alcuni dolci, ha giocato alle slot machine, ha parlato con alcune persone per costruirsi un alibi E, quindi, alle 15, ha fatto scattare l’allarme chiamando il 118.

La sua ricostruzione, e le precedenti liti con la moglie però non hanno convinto la polizia. E dopo alcune ore di interrogatorio, il 53enne ha confessato. Ora deve rispondere di omicidio «con l’aggravante di aver commesso il fatto nei confronti del coniuge ed agendo con crudeltà».

Nella ricostruzione delle liti precedenti è emerso che Rosanna Belvisi già nel 1995 era stata accoltellata alla schiena. In quel caso, però, «l’autore del reato è rimasto ignoto e per la donna la prognosi è stata di dieci giorni», racconta il capo della Squadra Mobile.

Un episodio che acquista un significato particolare dopo l’omicidio di Rosanna Belvisi e che mette fine a «20 anni e oltre di maltrattamenti», sottolinea.
Un omicidio che segue più episodi di liti e maltrattamenti da parte di Luigi Messina nei confronti della moglie, colpita «con almeno 23 coltellate» sul pavimento della camera da letto.

L’uomo, che con la consorte era appena rientrato da un mese di vacanza a Pantelleria, dopo il delitto «ha fatto un ottimo lavoro di depistaggio», evidenzia il capo della Squadra mobile. Il coltello è stato gettato in un tombino vicino piazzale Negrelli, a più di due chilometri dall’abitazione, dei vestiti si è disfatto poco più in là.