Massacrate gli italiani! L’eccidio dimenticato di Mogadiscio del 1948

Alla maggioranza degli italiani questa data, 11 gennaio 1948, non dice assolutamente nulla. Non ci sono celebrazioni per quei morti, non c’è una via a loro intitolata, sui libri di scuola non c’è traccia di quell’infame episodio, e gli storici neanche sanno cosa successe. I governi democristiani negli anni successivi hanno messo la sordina a quella che fu una delle più grandi stragi di italiani dopo la guerra. La storia si nutre solo di grandi spettacoli, soprattutto se fanno comodo al vincitore, non c’è posto per orrori che non giovano a nessuno. Ecco cosa accadde nella capitale somala la mattina di domenica 11 gennaio 1948. Come è noto, la Somalia era colonia italiana e quindi, anche dopo la guerra, di italiani ne erano rimasti moltissimi, soprattutto nella capitale. Perché, strano a dirsi, gli italiani erano amati dai somali, nonostante fossero colonizzatori, quindi sfruttatori, secondo la storia che si insegna oggi. Ma non era così: quel giorno molti somali dettero la vita per difendere i loro amici italiani dalla furia dei somali radicali fomentati dagli inglesi, che aspiravano a prendere il posto dell’Italia nell’amministrazione del Paese africano. Dopo l’inizio della Seconda Guerra Mondiale e la disfatta dell’Italia in Africa, la Somalia venne occupata dalle truppe inglesi, che già possedevano il vicino Somaliland e il confinante Kenya. Londra istituì un governatorato piuttosto ostile agli italiani residenti. Tanto che confiscò tutte le armi agli italiani, circostanza che ebbe poi una certa rilevanza, come vedremo. In quei giorni arrivò a Mogadiscio la cosiddetta Commissione Quadripartita, un organismo dell’Onu che avrebbe dovuto stabilire il destino della Somalia. A detta dei testimoni italiani, l’amministrazione britannica fu durissima: c’era fame, disordine, miseria, e sia italiani sia somali dovevano lavorare duramente per paghe bassissime. Era chiaro che la popolazione rimpiangesse gli italiani. La Commissione Onu fu accolta da una gigantesca manifestazione di somali che chiedevano l’amministrazione italiana, cosa che indispettì le autorità britanniche. In Somalia operava anche un’associazione radicale, la Lega dei giovani somali, nazionalista esasperata, fautrice della cacciata di tutti gli stranieri, e in particolare degli italiani, dalla Somalia. La Lega era foraggiata e finanziata dagli inglesi.

La strage di Mogadiscio fu totalmente oscurata

Per quell’11 gennaio erano previste due manifestazioni: una dei pro-italiani e degli italiani, e una della Lega dei giovani somali. A quanto pare all’ultimo momento la gendarmeria inglese, della quale facevano parte per oltre la metà dei componenti esponenti della Lega dei giovani somali, proibì la manifestazione italiana, consentendo solo quella dei radicali anti-italiani. A questa seconda manifestazione erano stati trasportati, a cura degli inglesi, centinaia di elementi di fuori Mogadiscio e sembra anche stranieri, in particolare militari kenioti pro-inglesi allo scopo di creare disordini. E così fu: verso le 11 della mattina ci fu un’improvvisa quanto inaspettata esplosione di violenza nei confronti degli italiani, che furono massacrati là dove si trovavano: per le strade, nei negozi, nei bar e soprattutto nelle loro abitazioni, e con loro i somali che provarono a difenderli: donne, bambini, anziani, nessuno fu risparmiato. E gli italiani non poterono neanche difendersi perché non avevano più armi. Esponenti della gendarmeria al servizio degli inglesi furono visti non solo non impedire le violenze ma addirittura parteciparvi. Alcune centinaia di italiani di salvarono riparando nella cattedrale e in qualche hotel. Alla fine della mattinata si contarono 54 italiani e 14 somali morti, oltre a decine e decine di feriti. Le case che esponevano il tricolore, i luoghi di ritrovo, le associazioni, gli impianti sportivi frequentati dai nostri connazionali furono devastati e saccheggiati. Ci furono scene di ferocia inaudita, violenze e omicidi all’arma bianca. Gli inglesi, come detto, non intervennero, se non alla fine della giornata per rimuovere i cadaveri dalle strade. Nei giorni seguenti gli italiani furono rinchiusi in un campo di concentramento. Una volta liberati, quasi tutti decisero di rientrare in Italia, dove arrivarono al porto di Napoli. Va detto che nelle settimane antecedenti il massacro ci furono alcuni attentati contro italiani, e che nei giorni di inizio anno i nostri coloni che lavoravano all’aeroporto di Mogadiscio avevano notato una singolare affluenza di poliziotti di colore dal Somaliland e dal Kenya. Alcuni italiani, poi, erano stati diffidati dall’uscire la domenica 11 gennaio da amici inglesi. Le spoglie vennero ricomposte i casse di legno e sistemate nel cimitero italiani di Mogadiscio. Nel 1951, nel periodo dell’amministrazione fiduciaria italiana vi fu eretto un monumento-ossario, che però, dopo l’indipendenza, fu smantellato dal governo somalo. Nel 1968, poi, l’Italia decise di rimpatriare tutte le salme dei Caduti in Africa Orientale, compresi i morti nell’eccidio.
Solo in un periodo successivo, gli inglesi formarono una commissione di inchiesta, la Commissione Flaxman, che era un generale, dal cui rapporto emersero inequivocabilmente le responsabilità britanniche nell’eccidio. 
E il governo italiano? Tacque, ignorando l’episodio. Iniziavamo ad essere uno Stato a sovranità limitata.