Martedì si vota per la presidenza del Parlamento europeo: Tajani in pista

Martedì prossimo a Strasburgo il Parlamento  europeo eleggerà il suo prossimo presidente, destinato a succedere al  tedesco Martin Schulz, che ha deciso di non ricandidarsi per il terzo  mandato. Per la prima volta dal 2004, è molto probabile che la partita non si deciderà al primo voto ed è possibile, anche se non garantito,  che si arrivi alla quarta votazione, cosa che non succede da 35 anni:  l’unico presidente del Parlamento europeo eletto al quarto giro è  stato l’olandese Pieter Dankert, nel 1982.

È  dal 2004 che il presidente dell’Aula di Strasburgo viene nominato  alla prima votazione, grazie ad una intesa preventiva che questa volta non c’è stata, almeno finora, a causa della “rottura” del patto di  collaborazione legislativa tra Popolari e Socialisti; nel 2002  l’irlandese Pat Cox la spuntò nel terzo round, con 298 voti su 568  voti validi.

Tra i candidati in lizza spiccano i due big, entrambi italiani ed europarlamentari di lungo corso: Antonio Tajani del Ppe (nel  Parlamento Europeo dal 1994, poi alla Commissione e ancora in  Parlamento dal 2014, come primo vicepresidente), il primo gruppo  dell’Aula con 217 parlamentari, e Gianni Pittella (siede nell’Aula dal 1999) del gruppo S&D (secondo con 189), che promette di essere un  primus inter pares; i liberaldemocratici dell’Alde (quarto gruppo  con 68 membri) sostengono il belga Guy Verhofstadt; i Verdi (sono 51)  candidano la britannica Jean Lambert, anche per dare il segnale “che  non tutti nel Regno Unito sono contrari all’Ue”, come ha spiegato una  portavoce del gruppo.

Gli europarlamentari sono 751: oltre a quelli riuniti negli otto  gruppi, ci sono 18 deputati non iscritti (l’equivalente europeo del  gruppo misto). Le candidature possono essere proposte, e anche ritirate, prima di ogni votazione, che si svolge a scrutinio segreto.  Ci sarà, martedì mattina dalle 9, una prima votazione: viene eletto  presidente chi ottiene la maggioranza assoluta dei voti validi, cioè  il 50 per cento più uno. Astensioni e voti nulli non contano ai fini
del calcolo.

Se nessun candidato viene eletto nella prima tornata, gli stessi  candidati o altri possono essere votati in un secondo round, alle  medesime condizioni (occorre la maggioranza assoluta). Se neanche  nella seconda votazione viene eletto un presidente, allora si procede  alla terza, sempre a maggioranza assoluta. Se neppure nella terza  votazione si riesce ad eleggere un presidente, allora si passa alla  quarta (in agenda per le 20, se servirà), in cui le regole cambiano: a
questo giro corrono i due candidati più votati nella terza votazione e vince chi prende più voti. Nel caso in cui dovessero prendere lo
stesso numero di voti, prevarebbe il più anziano (Tajani è nato nel  1953, Pittella nel 1958, per la cronaca).