Marchionne spiega: “Non siamo così cretini”. E stavolta c’è da credergli

Non siamo così cretini” ha detto Marchionne. E stavolta c’è da credergli. Il fatto è su tutte le prime pagine: secondo l’agenzia americana per la protezione ambientale, Fiat Chrysler avrebbe installato e non comunicato su alcuni veicoli software di gestione delle emissioni inquinanti. Una violazione di tipo amministrativo, non assimilabile a quella che ha travolto Volkswagen con il DielselGate. Ma comunque una violazione che, se provata, costerebbe assai salato alla Fiat Chrysler. Un titolo in borsa che crolla, ma che adesso rimbalza e si riprende. E comunque c’è da credere a Marchionne: non è possibile che il gigante automobilistico da lui guidato possa aver commesso errori analoghi, omissioni e fraudolenze simili a quelle ideate dai tedeschi che installarono un software proprio per ingannare chiunque avesse voluto testare le emissioni inquinanti delle loro vetture. E c’è da credere a Marchionne anche quando la butta in politica. Anche quando dice che il graffio a Fiat Chrysler è una zampata della “vecchia” amministrazione Usa. Uno scherzetto ideato da Obama – che pure aveva avuto ottimi rapporti con Marchionne – da gettare tra i piedi del subentrante Trump che, proprio con le case automobilistiche – a cominciare appunto da Fiat Chrysler e Ford – pare abbia stabilito, dopo alcuni aut-aut, un idillio. Soprattutto dopo l’addio dei produttori all’idea di delocalizzazione dei loro impianti in Messico e in altre realtà dove il costo del lavoro è meno oneroso. Ha perciò un senso quel “Non siamo cretini” quasi urlato da Marchionne. Non una giustificazione, ma una spiegazione. Ha un senso se lo si inquadra in queste ultime frenetiche giornate di un Obama che alla Casa Bianca invece di fare gli scatoloni sembra solo interessato a confezionare ripicche, dispettucci, dossier-patacca e melma di ogni genere contro il presidente democraticamente eletto Donald Trump. Nessuno dei predecessori si è mai comportato così. E neppure la stampa statunitense e mondiale. L’establishment sconfitto dal tycoon gronda rabbia e risentimento da ogni poro. Per questo, almeno stavolta, propendiamo per credere a Marchionne quando sentenzia :”Non siamo così cretini“.