Ma se Di Battista evoca la “crociata” contro M5s è roba da giuria popolare?

Addirittura una “crociata”. «Dal 5 dicembre, il giorno dopo il referendum perso da Renzi, è partita una “crociata” contro il M5S…» ha infatti denunciato con l’enfasi del so-tutto-io il pirotecnico Alessandro Di Battista. Ora, tutti noi siamo in attesa dell’arrivo di questa giuria popolare vaticinata da Grillo. Giuria che poi potrebbe essere anche la moderna versione a cinque stelle del vecchio ed efficientissimo Tribunale del Popolo messo su dai Bolscevichi di Lenin, TrotskyStalin e compagnia bella.  Giuria che, secondo il comico prestato alla politica, sarebbe istituzione deputata a decidere se una minchiata pubblicata da un giornale o una Tv sia davvero tale oppure abbia dignità di notizia. È per questo che ci permettiamo di segnalare al Di Battista che “crociata” è parola serissima. E che, siccome è vero che, spesso, gli organi d’informazione ne fanno uso improprio, proprio lui, il promettente Dibba a cinque stelle, non può e non deve cadere in analogo errore. Del resto, gli sarebbe bastato usare Google (oppure chiedere alla “Casaleggio & Associati“): la “crociata” invocata per la prima volta dal papa Urbano II – vicario di Cristo dal 1088 al 1099 − nel suo discorso di Clermont nel 1095, aveva come obiettivo la riconsegna di Gerusalemme alla cristianità. Una roba di dimensioni enorni. Epocali. Non una guerra contro un movimento politico o come incautamente sembrerebbe aver pensato il colonnello di Grillo. Parlare di ‘crociata’ è dire di qualcosa di serio e gravido di conseguenze. Né più né meno del quasi omologo jihad in uso tra i musulmani e abusato in questi anni da tutti i media d’Occidente. Sicchè, attenzione caro Dibba. Ci vada piano con le iperbole e lasci stare la ‘crociata’: che la vostra giuria popolare ci mette un attimo a decretare la sua ‘cacciata’.