Lotta al terrorismo, Trump chiude le frontiere: stop agli ingressi da 7 Paesi islamici

Trump assesta l’ultimo colpo: ai pericoli che arrivano dallo scacchiere bellico mediorientale. A chi ancora 24 ore sosteneva che non avrebbe mai potuto dare seguito a quanto promesso in campagna elettorale. A chi, contestandolo, definisce la sua politica isolazionista e autoreferenziale. A chi, opportunamente, in quel rinnovato sodalizio strategico, sia diplomatico che commerciale, stretto solo ieri con la britannica Theresa May, vede emarginare potere e legittimità decisionale della comunità europea. E così, dritto per la sua strada e sordo ai richiami di Cassandre e sirene (comprese quelle scese in massa in piazza a Washington all’indomani del suo giuramento) annucnia: per tre mesi non potranno entrare cittadini da Siria, Libia, Iran, Iraq, Somalia, Sudan e Yemen.

Immigrazione e Terrorismo: Trump chiude le frontiere a 7 Paesi islamici

Dunque ci risiamo: dopo l’annuncio del muro col Messico, Trump torna a blindare i confini statunitensi anche con la firma di un ordine esecutivo in materia di immigrazione, che prevede controlli rafforzati alle frontiere per fermare eventuali «terroristi islamici radicali«. In particolare, viene sospeso per 3 mesi l’ingresso negli Stati Uniti per i cittadini di sette paesi musulmani: Siria, Libia, Iran, Iraq, Somalia, Sudan, Yemen. «Vogliamo essere sicuri – ha detto Trump ieri durante la cerimonia al Pentagono di investitura del segretario alla Difesa James Mattis – di non avere nel nostro Paese le stesse minacce che hanno i nostri soldati all’estero», e ha ammonito: «Non dimenticheremo mai la lezione dell’11 settembre».

Washington sospende per 3 mesi il programma dei rifugiati

Non solo: nell’ordine esecutivo in materia di immigrazione, che mira a impedire l’ingresso di terroristi islamici negli Stati Uniti, firmato dal presidente americano Donald Trump, è prevista, tra le altre misure, anche la sospensione per tre mesi del programma di ammissione dei rifugiati, e l’ingresso, fino a ulteriore comunicazione, di quelli siriani. Trump ha quindi incaricato il Segretario di Stato, durante i 120 giorni di sospensione, di rivedere il programma dei rifugiati, al fine di essere sicuri che le persone alle quali viene concesso lo status dirifugiato «non rappresentino una minaccia per la sicurezza e il benessere degli Stati Uniti». E nel motivare il suo ordine esecutivo in cui viene sospesa, «fino a ulteriore deerminazione» la possibilità di accesso dei rifugiati provenienti dalla Siria, Trump ha affermato che: «L’ingresso di cittadini e rifugiati siriani è dannoso per gli interessi del Paese».

Un esercito più forte contro i jihadisti, miliziani del terrore

E non è ancora tutto: dopo aver impedito formalmente e amministrativamente l’ingresso negli Stati Uniti di «terroristi islamici radicali» con l’adozione di una serie di misure in materia di immigrazione, il presidente Usa Donald Trump ha anche contestualmente reso noto che saranno «rafforzate le forze armate degli Stati Uniti, con nuovi aerei, nuove navi, nuove risorse e nuovi strumenti per i nostri uomini e donne in uniforme». Un annuncio solenne fatto dal tycoon newyorkese proprio dal pulpito militare del Pentagono, in occasione del giuramento di James Mattis come segretario alla Difesa. «Mentre prepariamo il budget per la difesa da presentare al Congresso, la nostra forza militare non sarà messa in discussione da nessuno, così come la nostra dedizione per la pace. Vogliamo la pace», ha detto Trump. E come dicevano gli antichi Romani: «Si vis pacem, para bellum» («Se vuoi la pace, preparati alla guerra»)…