L’Isis rivendica l’attentato al Reina club di Istanbul. È ancora caccia al killer

Dopo lo choc e le supposizioni, arriva la conferma, riportata in Italia da Skynews 24: l”Isis ha rivendicato in un comunicato, tramite la sua agenzia di stampa Amaq, la strage compiuta la notta di Capodanno al Reina nightclub di Istanbul. E mentre la caccia al killer prosegue senza tregua, la Turchia sotto choc prova a raccogliere i pezzi e a metterli insieme: fotogrammi dell’orrore, brandelli di ricordi, testimonianze dei sopravvissuti, eppure, con quanto in mano al momento a investigatori e intelligence, non è ancora chiaro se il killer sia stato uno solo o se siano stati in tre gli uomini in azione nella discoteca dul Bosforo.

L’Isis rivendica l’attentato al Reina club

Dunque, per 48 ore investigatori e intelligence hanno provato a congetturare e a ipotizzare diverse possibilità: poco fa, infine, con il Paese militarizzato e blindato, i miliziani stragisti al seguito del Califfo hanno rivendicato il massacro di Capodanno a Istanbul, sgomberando il campo da altre ipotesi messe fin qui in campo, teoricamente: quelle che, dagli indipendentisti curdi, alla frangia anarchica dietro l’assassinio dell’ambasciatore russo, ammettevano diverse possibilità. Poi però, a stretto giro dal diviulgarsi delle supposizioni, è arrivata la rivendicazione dell’Isis, riferita anche dai quotidiani Hurriyet e Karar. I due giornali, citano fonti anonime, confermerebbero la matrice jihadista e aggiungerebbero che il terrorista che ha sparato sulla folla in discoteca, uccidendo a sangue freddo 39 persone 3 ferendone altre 70, proverrebbe da una nazione asiatica centrale, restringendo il campo all’Uzbekistan o al Kyrgyzstan.

La stessa cellula della strage all’aeroporto Ataturk?

Di più: in base a quanto sospettato dalla polizia turca, il killer del Reina club potrebbe addirittura essere legato alla stessa cellula che a giugno ha compiuto il massacro all’aeroporto Ataturk del 28 giugno, attentato icompiuto da tre kamikaze, in cui morirono 47 persone. Per questo, gli inquirenti turchi sono al lavoro per cercare di acclarare se sia stato lo stesso gruppo a ordire e compiere tutti e due gli attentati. Intanto, in un Paese sotto choc e presidiato dalle forze dell’ordine, la caccia al killer prosegue senza sosta: migliaia di poliziotti sono stati disseminati in tutto il Paese per stanare il terrorista che – kalashnikov in pugno –esplodendo tra i 12o e i 180 colpi a raffica, ha seminato sangue e terrore in Turchia. Ancora una volta.