L’illusione del tramonto del Cav nel duello tra Saviano e de Magistris

Doveva accadere prima o poi. Non si può insufflare l’Italia di odio e di risentimento contro Berlusconi, come di crema un bignè, e poi, una volta scomparso il nemico, sperare che, come d’incanto, tutto si sgonfi. Sarebbe comodo, ma è impossibile. Quando si accumula in quantità industriali, l’odio un bersaglio deve pur trovarlo. E se non lo trova, finisce per scaricarsi contro i suoi stessi zelanti coltivatori. È quello che sta accadendo sotto il Vesuvio a due pesi messimi del professionismo dell’antimafia e, ça va sans dire, del giustizialismo anti-Cavaliere come Roberto Saviano (già autore della berlusconianissima Mondadori) e Luigi de Magistris, il sindaco di Napoli, non a caso affettuosamente ribattezzato Giggino ‘a manetta dai suoi concittadini.

Saviano e de Magistris manettari contro

Tra i due è guerra aperta. Saviano accusa de Magistris di essere un «populista» spacciatore di «una falsa rinascita della città» e de Magistris ricambia additandolo come uno che campa sui guai di Napoli: «Sembra quasi che tu non aspetti altro che il fatto di cronaca nera per godere delle tue verità. Più si spara, più cresce la tua impresa». Il bello che hanno ragione tutti e due. Il brutto, invece, è che entrambi, per dirla con Antonello Venditti, si rivelano due “servi di partito”, cioè due che intanto si azzuffano e si sparano addosso (metaforicamente, per fortuna)  non per amore della verità, ma solo perché appartenenti a differenti parrocchie di quello che un tempo era lo stesso circo mediatico, politico e giudiziario. E, soprattutto, perché ritengono politicamente archiviato e ormai inoffensivo il Cavaliere Nero. Chiedetevi, a conferma, se solo qualche anno fa sarebbe stato immaginabile un duello rusticano tra Saviano e de Magistris sul tema della legalità. Certo, che no: la legalità era la clava da brandire solo contro la destra da quelli che sulla barricata opposta si dicevano pronti al… martirio della notorietà, dei libri venduti, delle ospitate televisive e delle elezioni assicurate dall’onda anomala di inchieste giudiziarie farlocche. In sintesi, è la storia degli ultimi venti anni.

Due falsi profeti dell’antiberlusconismo

Una storia fatta di tante reticenze e di mille menzogne incollate le une alle altre dal mastice dell’antiberlusconismo. Ora che l’ombra dell’antico nemico suscita meno passioni e minor rancori, i falsi miti e gli ancor più falsi profeti appaiono in tutta la propria livida evidenza. Bisogna solo pazientare ancora un poco, attendere che l’onda anomala si abbassi e il bignè si sgonfi, poi di tanto eroico furore resterà ben poco. Forse niente.