Legge elettorale, alla pentola della Consulta manca ancora il coperchio

Occorre davvero un impareggiabile sprezzo del ridicolo per invocare il ritorno anticipato alle urne avvalendosi di un sistema elettorale che rinvia al sorteggio per stabilire quale collegio debba rappresentare il capolista pluricandidato. Se il Parlamento si accontenta del doppio “taglia e cuci” (prima sul Porcellum, e poi sull’Italicum) della Corte Costituzionale è liberissimo di farlo purché si renda conto che assesta così il colpo definitivo alla speranza di conservare quel poco di credibilità che ancora riscuote presso gli italiani. Lo sferri pure un simil-leaderino alla Di Battista, uno che in altri tempi non avrebbe fatto neppure il segretario di sezione e che oggi è assurto a star da talk-show. O lo stesso Renzi, costretto a dare un senso alla propria esistenza da segretario del Pd dopo essere stato cacciato a furor di popolo da Palazzo Chigi. Ma gli altri, per carità, riducano la richiesta di voto anticipato a una necessità di propaganda, a palestra politica utile a conservare muscoli tonificati e cervello ossigenato, ma nulla di più. Vero, la Consulta ha precisato che la rimasticatura uscita dalla parziale demolizione dell’Italicum è «applicabile». Una sottolineatura, direbbero i giuristi, ultronea dal momento che neppure per un nanosecondo il capo dello Stato può essere espropriato del potere di scioglimento delle Camere. Ma da qui a dire che la tavola è imbandita e che gli elettori possono essere serviti, ce ne vuole. I due sistemi elettorali – Camera e Senato – sono tutt’altro che armonizzati: il primo, almeno sulla carta, è ultramaggioritario mentre il secondo è iperproporzionalista: inoltre, i capilista per Montecitorio sono bloccati, quelli per Palazzo Madama no. Infine, c’è il tema delle preferenze, che a chiacchiere molti invocano ma che tutti dovrebbero provare a simulare in combinato disposto con la più stringente previsione del novellato 416-ter del codice penale sullo scambio politico-mafioso e con il nuovo reato di traffico d’influenza illecita. Sia chiaro, i parlamentari sono liberissimi di fornire alle non poche procure politicizzate d’italia la corda con cui saranno impiccati, ma non pretendano di convincerci che stanno compiendo la scelta migliore.