Le “streghe della notte”, l’incubo peggiore dei nazisti in Russia

Marina Raskova, morta proprio il 4 gennaio 1943 in volo, è stata la soldatessa sovietica che maggiormente ha colpito l’immaginario collettivo mondiale del dopoguerra. Intanto perché noi occidentali non siamo abituati a concepire delle donne-soldato, delle unità combattenti femminili, mentre in Unione Sovietica era prassi comunemente accettata. L’unico esempio che abbiamo avuto, nel secondo conflitto mondiale, è quello delle ausiliarie della Repubblica Sociale, il Saf, ma anche quello era un servizio non propriamente combattente, quanto di supporto alle truppe. Solo molti anni dopo la guerra, abbiamo visto unità femminili combattenti, soprattutto in Israele e Stati Uniti, e negli anni recenti anche in molti Paesi Nato, Italia compresa. Ma negli anni Quaranta non era così, anche se l’Urss aveva una tradizione di donne combattenti risalente addirittura alla Prima Guerra Mondiale. 

La Raskova fondò le streghe della notte

Tornando alla storia di Marina Raskova, lei era di Mosca, classe 1912, dove era nata col nome di Marina Michajlovna Malinina, ed era ovviamente cresciuta nel culto della Rivoluzione d’Ottobre e della Grande Madre Russia, concetto questo risalente a ben prima dell’avvento del comunismo. Ragazza poliedrica, appassionata di musica e di lingue, esperta di chimica, all’inizio degli anni Trenta sposò un ingegnere, Sergej Raskov. A vent’anni fu assunta all’Accademia dell’Aviazione militare sovietica come tecnico di laboratorio, e in pochi anni divenne navigatrice e pilota aeuironautico. Era la sua strada: nel 1937, insieme con l’amica e collega Valentina Grizodubova stabilì una serie di record di volo senza scalo, a bordo di biposti, di idrovolante e di un Sukhoi Ant 37bis, col quale volò da Mosca alla costa del Pacifico. Il Sukhoi l’aveva chiamato Rodina, Madrepatria, e per questi voli divenne popolarissima e insiginita della medaglia Eroe dell’Urss. Quando, dopo lo scoppio della guerra, la Germania lanciò l’Operazione Barbarossa, l’invasione dell’ex alleato, la Raskova di rese conto che migliaia di donne volevano arruolarsi nell’aviazione, mentre molte altre lo avevano già fatto in fanteria. A detta di molti soldati tedeschi, le soldatesse rosse erano le più coraggiose e spietate. Ma il comando centrale era restio a questo tipo di operazioni e così la Raskova, forte della popolarità conseguita, andò da Stalin in persona e gli disse che o le davano gli aerei per difendere la Madre Russia o lei se li sarebbe andati a prendere. Così Stalin cedette e la Raskova poté selezionare mille donne tra piloti, meccanici, personale logistico, etc. A quel punto, dopo un addestramento, furono formati tre reggimenti aerei, il più celebre dei quali, immortalato in libri, film, francobolli, era il 588° Bombardamento Notturno, che effettuava operazioni solo di notte. Va ricordato che a quei tempi, e con quegli aerei, non c’erano radar, raggi infrarossi, visori notturni, e che le incursioni andavano condotte rigorosamente a vista.

Un capitano tedesco le chiamò streghe della notte

Pare che all’inizio il 588° conducesse le incursioni a bordo di antiquati biplani che prima della guerra irroravano i campi. Fu il capitano tedesco Johannes Steinhoff che inventò per loro il nome che le avrebbe accompagnate per sempre: Nachthexen, streghe della notte, come scrisse in un rapporto nel 1942: “I piloti sovietici che ci danno più problemi sono donne. donne. Non temono nulla, vengono di notte a tormentarci con i loro obsoleti biplani e non ci fanno chiudere occhio per molte notti”. La tattica era impavida: o la Raskova e le sue compagne volavano a pochi metri dal suolo per non essere intercettate dagli Stukas tedeschi, oppure arrivavano da alta quota scendendo poi in picchiata col motore al minimo per non farsi sentire, o addirittura andavano in missione con soli tre velivoli, dei quali due distoglievano l’attenzione della contraerea e il terzo si abbassava e colpiva. Oltre 23mila le missioni di questo tipo effettuate. Ben 23 piloti donna delle streghe notturne di insignito del prestigioso titolo di Eroe dell’Urss, e in breve il reggimento divenne il più decorato di tutta l’Unione Sovietica. Ma il 4 gennaio 1943, a soli 30 anni, mentre con altre due compagne stava volando a Stalingrado, una tempesta di neve le fece infrangere su una scogliera sul fiume Volga. I suoi resti furono inumati nel muro del Cremlino, e a lei vennero dedicati monumenti, vie, giardini, scuole e persino una nave americana varata in quello stesso anno. Di lei, come della sua collega tedesca Hanna Reitsch che atterrò nelle strade della Berlino assediata, rimane il ricordo e l’ammirazione per delle donne che furono pionieri nella loro specialità e certamente più intrepide di tanti uomini. Ma soprattutto, rimarranno nella memoria dell’umanità come delle donne che amarono e difesero la loro Nazione.

Tra i diversi libri sull’argomento, segnaliamo quello di Gian Piero Milanetti Le streghe della notte, IBN editore, 2011.