Le banche agli investitori: dopo la Brexit l’euro-zona è ad alto rischio

Unione europea nei guai, Regno Unito a gonfie vele? Pare di sì: mentre la premier britannica Theresa May e il suo collega irlandese Enda Kenny intendono collaborare affinché dopo la Brexit vengano mantenuti i legami economici tra Regno Unito e Irlanda e non vengano ripristinati i controlli alle frontiere tra Repubblica d’Irlanda e Irlanda del Nord, per la zona euro pare arrivare la crisi vera. La May, che ieri ha incontrato a Dublino il premier irlandese, ha detto l’obiettivo è evitare il ritorno ai “confini del passato” e il mantenimento della cosiddetta Common Travel Area, che consente ai cittadini di entrambi i Paesi di attraversare le frontiere senza bisogno del passaporto e garantisce reciprocità nel diritto di voto. Alcune analisi sostengono che la Brexit riaccende il rischio della “disgregazione” dell’area euro. La possibilità che l’area della moneta unica perda pezzi, con l’uscita della Gran Bretagna dall’Ue all’orizzonte, torna ad essere scritta a chiare lettere nei prospetti destinati agli investitori: “La possibile uscita del Regno Unito dall’Unione Europea – riporta il documento di registrazione, pubblicato in vista dell’aumento di capitale di Unicredit – la potenziale uscita della Scozia, del Galles o dell’Irlanda del Nord dal Regno Unito, la possibilità che altri Paesi dell’Ue possano indire referendum analoghi a quello tenutosi nel Regno Unito e/o mettere in discussione la loro adesione all’Unione Europea e la possibilità che uno o più Paesi che hanno adottato l’euro come moneta nazionale decidano, sul lungo periodo, di adottare una moneta alternativa o periodi prolungati di incertezza collegati a tali eventualità potrebbero comportare significativi impatti negativi sui mercati internazionali”.

Dopo la Brexit altri potrebbero uscire dalla Ue

Tra questi, avverte ancora la banca, “ulteriori ribassi degli indici di Borsa, una diminuzione del valore della sterlina, un incremento degli scambi tra sterlina ed euro e/o conseguenze negative sull’attività, sui risultati operativi e sulla situazione economica, patrimoniale e/o finanziaria dell’emittente e/o del gruppo”. “Una disgregazione dell’area euro – sottolinea preoccupata Unicredit – potrebbe essere accompagnata dal deterioramento del contesto economico e finanziario nell’Unione Europea e potrebbe avere un effetto negativo rilevante sull’intero settore finanziario”. Non è la prima volta che nei prospetti di Unicredit, che è una banca con rilevanti attività all’estero, si trovano avvisi sul rischio di una disgregazione dell’Eurozona: era già successo in occasione di un altro aumento di capitale, alla fine del 2011, l’anno che vide la fine del governo Berlusconi sotto i colpi – gonfiati ad arte – dello spread. Intanto si apprende che a nome del governo, il ministro per la Brexit David Davis ha dato il via alla due giorni di dibattito parlamentare sull’attivazione dell’Articolo 50 del Trattato di Lisbona, l’atto che darà formalmente il via al negoziato con Bruxelles. Davis ha chiesto al Parlamento di “avere fiducia nel popolo” che a maggioranza si è espresso per la Brexit. Il voto, che non dovrebbe riservare sorprese, è previsto per domani.