La vittoria delle francesi: Polanski rinuncia alla giuria del César

Roman Polanski non parteciperà alla cerimonia dei premi César, l’equivalente francese degli Oscar, dove era stato invitato come presidente della giuria. La nomina aveva sollevato proteste nell’opinione pubblica francese, indignata per il conferimento di un incarico così prestigioso a un uomo che si è sempre sottratto alla condanna per lo stupro di una minorenne

La protesta contro la nomina di Polanski

A guidare la protesta, che è arrivata al suo apice la scorsa settimana e che si è concretizzata anche in una raccolta di firme, è stato un fronte trasversale di donne che va dal ministro del governo socialista per la Famiglia e i Diritti delle donne, Laurence Rossignol, alle associazioni di donne di destra. «La cultura senza cultura dello stupro è meglio», ha commentato il ministro, parlando di decisione «scioccante». Nella petizione per la revoca della nomina, poi, si legge che «Polanski gode da troppo tempo di una protezione scandalosa in Francia». La vicenda è arcinota: nel 1977 l’allora 43enne regista di origini polacche fu accusato dello stupro di una 13enne, con l’aggravante di averle fatto assumere droghe. Dopo aver inizialmente negato, ammise egli stesso il rapporto con la ragazzina. Poi vi fu una transazione finanziaria, con la quale il regista sperava di chiudere la faccenda, ma così non è stato: la giustizia americana, dopo averlo condannato ed esserselo fatto sfuggire, non ha mai smesso di cercarlo. Ne sono seguite ripetute richieste di estradizione a diversi Paesi, fino all’ultima avanzata alla Polonia l’anno scorso. 

La difesa di intellettuali e showbiz

Il regista, però, non è mai stato consegnato e non ha mai scontato la pena per quella vicenda. Non solo, pressoché ogni volta che si è ripresentato il problema dell’estradizione, o anche solo della reputazione, è stato difeso a spada tratta da un ampio fronte di intellettuali ed esponenti del mondo del cinema, pronti a minimizzare, se non proprio a dimenticare, ciò che successe alla ragazzina in nome delle capacità artistiche del “maestro”. Né più né meno di quanto accaduto anche in occasione della nomina a presidente della giuria del César: nel pieno delle polemiche l’Académie des arts et techniques du cinéma, che gestisce il premio, ha difeso la scelta lodando il regista come un «esteta insaziabile»

Per il regista «polemica su informazioni false»

Lo stesso Polanski, attraverso il proprio avvocato, di fronte alle polemiche non ha esitato a presentarsi come una vittima di propaganda avversa. La polemica è stata «alimentata da informazioni completamente false», ha detto il legale. «Al fine di non turbare la cerimonia dei César, che dovrebbe concentrarsi sul cinema e non sulla nomina del presidente della giuria, Roman Polanski ha deciso di non accettare l’invito», ha poi aggiunto l’avvocato, cercando quindi di far passare la decisione di Polanski di non partecipare al Cesàr come un atto di responsabilità e non come un atto dovuto.