La rivincita della Befana. E qualcuno storce il naso: la vecchietta è fascista

La vecchietta non tramonta. Resiste, anzi si prende le sue rivincite non curante degli anni, dei reumatismi e della cattiveria degli “umani”. La Befana viene da lontano, con il cappellaccio alla romana (anche se Roma la ricambia con una piazza Navona mutilata), a cavallo della scopa (anche “elettrica” come viene ritratta nei video che impazzano sul web) e non si stanca di dispensare calzette di dolci (che fanno inorridire salutisti e nutrizionisti), giocattoli (crisi permettendo) e il tradizionale carbone, cosi ce la dipinge l’iconografia tradizionale e così le famiglie continuano a volerla.

La rivincita della Befana

La festa dell’Epifania  – ci informano i dati statistici – torna a sedurre gli italiani e sconfigge i tentativi, anche sotterranei, di chi vorrebbe denigrarla. La calza, dicono le cifre della Coldiretti, viene appesa da metà delle famiglie in controtendenza con gli ultimi anni.  La vecchietta tiene duro, malgrado i tentativi di affossarne la festa da parte dei progressisti d’antan, degli anti-tradizionalisti impermeabili ai riti “passatisti”, giudicati pericolosi, forse, perché obnubilano le coscienze. O forse perché, scava scava, odora di populismo, fascismo e di destra che con la befana ha storicamente un feeling speciale.  Nel primo dopoguerra non c’era famiglia italiana che non celebrasse l’Epifania con l’inevitabile corsa nella notte della vigilia tra mercatini per l’ultimo acquisto mentre i piccoli fanno finta di dormire  aspettando le prime luci del giorno per scoprire se “è arrivata”.

Tutto il mondo la celebra

La si celebra in tutto il mondo, con tradizioni diverse, tra luci, falò e fuochi d’artificio (in Russia a portare i regali ai bambini è Padre Gelo, accompagnato da Babuschka, una simpatica vecchietta). La religione cristiana collega la befana  all’arrivo dei re Magi a Betlemme quando solo una vecchietta si sarebbe rifiutata di unirsi a loro, salvo pentirsene. Da allora, la notte tra il 5 ed il 6 gennaio, l’anziana donna vola su una scopa con un sacco sulle spalle, passando per le case e portando ai bambini  i doni che non era riuscita a “regalare” a Gesù. Ma, attenzione, la festività in Italia venne introdotta durante il ventennio. Fu Mussolini nel 1928 a istituirla con una connotazione benefica a favore dei bimbi delle famiglie meno fortunate. Fu un successo: già nel 1930 i pacchi  distribuiti superarono i 600.000 fino ad arrivare a oltre un milione due anni dopo. La Befana “fascista”, definizione bislacca e ingenerosa, venne raccolta dal Msi con la nascita di befane tricolori  in tutte le città. Le sezioni missine mettevano a disposizione i loro locali per la distribuzione dei doni della vecchietta, indistintamente alle famiglie meno ricche, senza guardare alla tessera. Il 6 gennaio chissa quanti italiani di provata fede antifascista varcarono le sedi del “nemico”… Orribile populismo per i sinceri democratici di tutti i tempi? Chissà. Ma se la Befana fu valorizzata dal duce è un motivo sufficiente per non volerle bene?