Iraq, l’Isis resiste: la coalizione a guida Usa non riesce a riprendersi Mosul

Il ministero iracheno della Difesa ha smentito la notizia che le forze di sicurezza abbiano preso il totale controllo della parte orientale della città di Mosul. Come riporta l’agenzia Dpa, il ministero ha precisato che la notizia era stata pubblicata sul suo sito per errore. In base alla nota poi ritirata, le forze irachene sarebbero impegnate in operazioni per la rimozione degli esplosivi lasciati nella zona dai jihadisti dell’Isis, per l’apertura di strade e l’allestimento di checkpoint. Mosul, nel nord dell’Iraq, è finita nel giugno 2014 nelle mani dei jihadisti che l’hanno trasformata nella capitale irachena dell’autoproclamato califfato. La campagna per la liberazione di Mosul, con l’appoggio della coalizione internazionale anti-Isis a guida Usa, è stata lanciata a metà ottobre. 

In Iraq si combatte ancora duramente

Le forze irachene comunque continuano ad avanzare: “Una sessantina” di elementi dell’Isis sono stati uccisi dall’esercito iracheno e da fazioni della Mobilitazione popolare in un villaggio a ovest di Mosul, nel nord dell’Iraq. Lo ha annunciato un comandante della Mobilitazione popolare, Karim al-Khaqani, alla tv irachena Al Sumaria. La notte scorsa l’Isis ha sferrato un attacco contro elementi dell’esercito e della Mobilitazione sciita, ma questi “lo hanno respinto con successo” causando la morte di “60 miliziani”. E mentre sembra che sia stata liberata completamente l’antica città di Ninive, è stata scoperta una fossa comune con 89 cadaveri a Tikrit, nel nord dell’Iraq. Secondo una fonte della sicurezza irachena, citata dall’agenzia di stampa Dpa, i corpi trovati sarebbero di soldati rapiti nella base militare di Camp Speicher durante l’avanzata dell’Isis nel 2014 e poi uccisi dai jihadisti. L’Isis rivelò di aver ucciso almeno 1.700 persone a Camp Speicher.