Imprenditore vittima di usura fallisce: e il Fisco gli chiede pure il conto…

Una storia tipicamente italiana. Di più: beffardamente italiana. È quella di Giuseppe Schirru, imprenditore palermitano che ha denunciato mafia e tangenti. Che è stato riconosciuto essere vittima dell’usura. Che ha cercato di resistere e di sopravvivere e che, alla fine, si è visto pure presentare il conto. Letteralmente: quello dell’Agenzia delle entrate…

La parabola di un imprenditore vittima di usura

Oltre il danno, anche la beffa, inflitta all’imprenditore riconosciuto come vittima di usura, e che ha atteso invano il finanziamento del Fondo di solidarietà per più di sei mesi. Problemi burocratici, e una sede vacante, hanno rallentato all’inverosimile la sua pratica, così lui, senza risorse disponibili, non è riuscito ad arginare la crisi e ad evitare il fallimento. Puntuale però – quello sì – è arrivato il conto del fisco: l’Agenzia delle Entrate gli ha revocato la sospensione dei procedimenti esecutivi concessa proprio in qualità di vittima dell’usura. Una spirale tragironica, quella in cui è insomma avvitato l’imprenditore sfortunato, titolare della Emyr Sanitaria, che ha denunciato infiltrazioni mafiose e tangenti, e chiamato in causa Mps, «colpevole a suo giudizio di aver applicato tassi usurari» e di aver «compiuto gravi inadempimenti contrattuali». Accuse pesanti, almeno quanto risulta oggi gravosa la sua situazione.

La sequenza dei fatti, dall’usura al fallimento

La sequenza dei fatti, e le date che li scandiscono, descrivono un percorso a ostacoli che Schirru ha provato a sintetizzare così: «Una vittima che dovrebbe essere tutelata, nel momento in cui viene sancito il fallimento, per lo Stato non è più una vittima. Ma torna ad essere un fallito al quale chiedere il conto»… Per l’imprenditore, gli ultimi sette mesi sono stati mesi vissuti in bilico tra le aspettative e la delusione. Il 7 luglio 2016 ha ottenuto dalla Procura di Palermo la «sospensione dei termini», ovvero i benefici di tutela per le vittime di usura. Ma da allora, contestualmente, non ha avuto risposte sui fondi indispensabili per uscire definitivamente dall’illegalità. A decidere deve essere il Commissario straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket ed antiusura. Ma la sede del commissario, ironia della sorte, risulta vacante proprio dal luglio 2016 al 23 dicembre 2016, quando un Cdm natalizio ha tempestivamente deliberato la nomina del prefetto Domenico Cuttaia. A stretto giro, però, il 10 gennaio, è stato formalizzato dal tribunale di Termini Imerese il fallimento della EmyrSanitaria, a seguito della richiesta, legittima, di un creditore. E il giorno dopo, l’11 gennaio, è stata decretata la revoca della proroga dei termini: l’Agente della Riscossione riprenderà, pertanto, le attività esecutive.

Un’azienda di 27 anni, che ha subito 16 anni di concussione

Difficile incassare, insomma, ma facilissimo riuscire a pagare: la storia dell’imprenditore, che fino a marzo 2015 fa operava nel settore delle protesi ortopediche, offrendo servizi in convenzione con il sistema sanitario nazionale, passa prima per una controversa esperienza imprenditoriale, fatta anche di tangenti e di contatti pericolosi con ambienti mafiosi, e poi per un calvario che inizia con le denunce e arriva alla chiusura dell’impresa, senza peraltro arrivare al fallimento. Sullo sfondo, il silenzio delle istituzioni e le lentezze di una burocrazia che gli hanno di fatto impedito di tenere in vita la sua azienda: aperta 27 anni fa e che ha subito una concussione durata oltre 16 anni… E allora, nonostante la giustizia stia facendo il suo corso, l’imprenditore è stato costretto a chiudere per i troppi debiti accumulati verso l’Erario e le banche. Anche se il dibattimento ha confermato pienamente la tesi accusatoria della parte civile, infatti, nelle more del processo le banche non hanno concesso ulteriori proroghe al credito. Stretti margini, dunque, anche per gare il conto al fisco…