Il Pd se la vede sempre più nera: a iscriversi restano solo pochi intimi

Se il M5S di Beppe Grillo è alle prese con lo stillicidio delle defezioni degli eurodeputati, il Pd di Matteo Renzi se la sta vedendo davvero nera sotto il fronte del tesseramento 2016. Un anno particolarmente importante, dal momento che è proprio lì che si attingerà per valutare i rapporti di forza del prossimo (infuocato?) congresso. Della fuga di iscritti si è accorta Repubblica che attraverso un dettagliato resoconto di Giovanna Casadio ha impietosamente radiografato il precario stato di salute di un partito ancora squassato dalla sconfitta referendaria e alle prese con una guerra per bande che non è escluso possa terminare con una scissione.

L’Emilia di Bersani perde 30mila iscritti

L’epicentro della crisi è la regione rossa per eccellenza, l’Emilia Romagna, il cuore della “ditta” tanto cara a Pierluigi Bersani che proprio in quel di Bettole, nel Piacentino, ha le proprie radici: qui, in tre anni, il Pd ha visto scendere le iscrizioni dalle 76mila del 2013 ai 37mila dell’anno appena trascorso. Una disaffezione che ha consigliato ai vertici del partito di prorogare la chiusura del tesseramento al 28 febbraio prossimo. Ma un clima pesante si respira anche in provincia di Torino, dove in un solo anno gli iscritti sono passati da 7800 a 4900. Un dato molto negativo, solo parzialmente compensato dai dati della città capoluogo che ha registrato un incremento da 1000 a 2400. Dall’ecatombe si salvano solo Toscana di Renzi e del suo “giglio magico”, che conferma i suoi 40mila iscritti, e la provincia di Milano con uno striminzito più 250. Al momento il vicesegretario Lorenzo Guerini non ha alcuna voglia di fasciarsi la testa e invita tutti ad aspettare la scadenza del termine di proroga: «Alla fine – assicura – si arriverà ad un meno 10 per cento».

Dubbi e sospetti sulla regolarità del futuro congresso

Ma se da un lato il calo di iscritti sembra dare forza all’opposizione anti-renziana di Bersani, D’Alema e Speranza, dall’altro spinge più di un esponente della minoranza interna a sospettare che in realtà si sia in presenza di un blocco organizzato ad arte per consentire a Renzi di controllare meglio il congresso. La paura di un’assise decisa da truppe cammellate riguarda soprattutto il Centro-sud, tradizionalmente più sensibile al richiamo dei feudi interni e dei suoi capi bastone. Insomma, nel Pd ogni occasione è buona per litigare. È probabile che che lo facciano anche sulla data del congresso. Bersani lo vuole a 2017 inoltrato. Renzi non ha perso la speranza di elezioni anticipate che possano allontanarne la celebrazione o trasformarlo in una vetrina elettorale a proprio uso e consumo. La resa dei conti è appena cominmciata.