Il mistero del castello “renziano”: perché il governo non lo compra?

A pochi chilometri dal regno di Matteo Renzi, Rignano sull’Arno, c’è un meraviglioso castello considerato tra gli edifici storici più belli dell’intera Toscana. Peccato che sia all’asta da anni e che nessun italiano, tantomeno il governo, lo voglia o lo possa rilevare, con il rischio che possa finire nelle mani dello stranieri, che in questo periodo, in genere, quando mettono mano alla tasca, lo fanno dal basso dei loro occhi a mandorla. 

Un capolavoro che è difficile visitare

Il  “castello di Sammezzano” si trova nel Comune di Reggello, in località Leccio,  ed è un capolavoro di estetica, forse più importante esempio di architettura orientalista in Italia. Edificato nel 1605 per volere degli Ximenes d’Aragona, è stato poi riprogettato dal marchese Ferdinando Panciatichi tra il 1853 e il 1889 per poi finire nelle mani di ricchi imprenditori britannici. Oggi  è meta di centinaia di visitatori, che si scontrano però con le difficoltà do accedere all’inverno dell’edificio a causa della proprietà privata che ne scandisci visite e limitazioni orari. Quel castello, nel quale si narra che i genitori di Renzi abbiano organizzato il ricevimento del proprio matrimonio, da qualche anno è all’asta ma nessuno, né tra i privati né tra il pubblico, ha deciso di sborsare la somma richiesta, superiore ai venti milioni di euro. Furono proprio i conterranei di Renzi a ventilare l’ipotesi di inserire il castello tra i potenziali beni da ristrutturare con la campagna bellezza@governo.it, con cui il governo due anni fa prometteva 150 milioni da destinare al recupero di beni in malora. Iniziativa di cui si sono perse le tracce, anche sul sito del governo.

«Che fine farà il castello di Sammezzano?»

Un manipolo di ex senatori grillini espulsi e di parlamentari del gruppo Misto (Bencini, Romani, Orellana, Simeoni, Molinari) ha interrogato il ministero dei Beni Culturali proprio sul destino del castello di Sammezzano, ottenendo una risposta non proprio incoraggiante dal sottosegretario Borletti Buitoni Dell’Acqua: “Oggi il castello ed il suo parco storico costituiscono davvero un unicum di notevolissimo valore storico-architettonico ed ambientale ed appartiene a una società italo-inglese (Sammezza-no Castle Srl) ed è chiuso ormai da circa 20 anni in attesa che si realizzi un ambizioso piano di recupero e valorizzazione”. Secondo i senatori, che fanno riferimento a diverse aste andate deserte, “il castello di Sammezzano è una struttura che ha vissuto purtroppo un lento degrado causato dalla prolungata chiusura e dallo stato di abbandono, ma che ha potenzialità turistiche enormi”. I senatori però pongono l’indice sull’alto numero di denunce di anomalie nelle procedure fallimentari che interessano pressoché tutti i tribunali italiani, “perché quello delle aste giudiziarie è, secondo gli interroganti, un fenomeno dal quale emerge la presenza di un vero e proprio racket controllato da professionisti delle estorsioni, non esaurendosi in una questione legata alle sole zone del Sud a forte concentrazione criminale, ma rischiando di apparire come una condizione connaturata all’esercizio stesso delle attività in questione”. Da qui la richiesta di assicurare il salvataggio di questo bene di inestimabile valore, promuovendo iniziative, in collaborazione con le autorità del territorio, per la salvaguardia della sua fruibilità pubblica, nonché vigilare sul corretto svolgimento dell’asta giudiziaria. 

La risposta del governo: non c’è un euro

«L’immobile è di proprietà privata e non esistono nel codice disposizioni che ne impediscano la compravendita», spiega il governo nella risposta all’interrogazione. «La sua vendita va comunque, e proprio in ragione dei vincoli apposti, denunciata entro 30 giorni al Ministero, che può esercitare la prelazione sull’atto di vendita o trasferirne la facoltà alla Regione o ad altri enti pubblici territoriali interessati. L’acquisizione in via di prelazione, va peraltro sottolineato, avviene al medesimo prezzo stabilito nell’atto di alienazione o di conferimento che, viene indicato in 20 milioni di euro, quale prezzo a base dell’asta giudiziaria, fissata, secondo quanto riferito, per il 20 ottobre 2015 e che, da notizie di stampa, è andata deserta».

Ma il governo che fa? Ha intenzione di acquisire il bene? Non se ne parla proprio. «L’attuale congiuntura economica non appare favorevole ad una spesa di tale ammontare da parte di un’amministrazione pubblica».