I sindacalisti “a tempo pieno” ci costano ogni anno 50 milioni di euro

Li vedi e non li vedi, ma non sono assenteisti: sono sindacalisti, che fa rima ma è un’altra cosa. Il problema è che forse sono un po’ troppi e lavorano un po’ troppo poco, visto che ogni anno nel settore pubblico ci costano 50 milioni di euro, nonostante siano stati anche dimezzati dal governo Renzi. In tutto, i dipendenti “distaccati” soio 1.376, tra impiegati e dirigenti. Si tratta di dipendenti autorizzati a fare i sindacalisti a tempo pieno per un anno, regolarmente retribuiti e che, insieme ai permessi orari, continuano a rappresentare un’importante voce di spesa per le amministrazioni centrali e periferiche. Solo per i distacchi la cifra si aggira sui 48,5 milioni di euro.

Inizia la trattativa dei sindacalisti

I sindacati andranno a trattare domani all’Aran la distribuzione di queste prerogative sindacali alla luce della nuova ripartizione in 4 comparti che potrebbe portare a pesanti penalizzazioni per le sigle meno rappresentative. Un accordo che deve confluire in un contratto collettivo nazionale quadro per il triennio 2016-2018. Il calcolo è presto fatto. In totale gli impiegati (i cosiddetti livelli) in distacco sono 1.244, prendendo una retribuzione media annua di 29.417 (elaborazioni Aran su conto annuale Mef-Rgs) il costo si aggira in oltre circa 36,5 milioni di euro (36.594.748). I dirigenti in distacco sono 132 e per loro la cifra è intorno ai 12 milioni, calcolando una retribuzione media di circa 90 mila euro (11.880 milioni). Oltre ai distacchi però si dovrà trattare anche sui permessi che vengono concessi per le riunioni degli organi statutari. Un monte di 218.342 ore, delle quali la maggior parte, 193.434, vengono concesse agli impiegati e 24.908 alla dirigenza. A queste si devono aggiungere le ore di permessi aziendali che vengono distribuite direttamente dagli enti in sede locale: 1 ora di permesso a dipendente da dividere tra Ooss e Rsu.

Il primo passo verso il rinnovo dei contratti

La questione al centro dell’incontro di domani è apparentemente tecnica ma importante, senza non si potrà procedere all’apertura della trattativa sui rinnovi contrattuali del pubblico impiego, fermi da 7 anni e su cui Cgil, Cisl e Uil hanno raggiunto lo scorso 30 novembre un accordo con il ministro della Funzione pubblica che prevede un impegno per un aumento medio di 85 euro mensili e nuove norme legate ai premi. La partita su distacchi e permessi è delicata, i sindacati più forti, più rappresentativi potrebbero essere avvantaggiati. In sede di trattativa va trovato un equilibrio e c’è chi ritiene che da un accordo su una mera distribuzione si potrebbe passare a una riscrittura di norme giuridiche sulle prerogative. Non sarà semplice visto che l’Aran deve cercare il maggior consenso possibile.