I dati zittiscono i buonisti: gli italiani sono sempre più soli e più poveri

Disoccupazione e area di disagio sociale (eufemismo che sta ad indicare le sacche di povertà) sono in aumento. A certificarlo, nero su bianco, è il Misery Index (e il nome già dice tutto) di Confcommercio. A novembre scorso, infatti, tale indice si è attestato su un valore stimato di 19,4 punti, in aumento di cinque decimi di punto rispetto a ottobre, e in consolidamento della tendenza all’ampliamento dell’area di povertà in atto dalla primavera del 2016.

Secondo il Misery Index l’area di disagio è ora al 19,4%

A giudizio di Confcommercio, il peggioramento «è imputabile in larga parte alla componente relativa all’inflazione, a cui si è associato un modesto aumento della disoccupazione ufficiale». Tradotto significa che si è registrata una maggiore partecipazione al mercato del lavoro da parte dei cosiddetti “scoraggiati“, cioè coloro che in passato erano stati meno attivi nella ricerca di un’occupazione e che oggi intravedono maggiori possibilità di trovare un lavoro. Nel dettaglio, Confcommercio ha evidenziato come a novembre il tasso di disoccupazione si sia attestato all’11,9 per cento, in aumento di un decimo di punto rispetto ad ottobre e di quattro decimi nel confronto annuo. Il numero di disoccupati è aumentato di 57mila unità su base mensile e 165 nel confronto con l’analogo mese del 2015, sempre considerando la maggiore partecipazione al mercato del lavoro di una parte degli “scoraggiati”.

Confcommercio: dal governo un cambio di passo

A Confcommercio non sono ovviamente sfuggiti i timidi segnali di miglioramento emersi a dicembre sul versante del clima di fiducia delle famiglie con effetti positivi sui consumi, ma allo stesso tempo l’associazione guidata da Carlo Sangalli è perfettamente consapevole che il vero problema sta nel non renderli occasionali e volatili. E questo spiega i motivi per cui Confcommercio insiste sulla necessità di rendere «più intensi rispetto agli attuali» i ritmi di «crescita della domanda di lavoro», soprattutto «al fine di ridurre significativamente il numero dei disoccupati». In presenza di un tendenziale ritorno dell’inflazione su valori vicini all’1 per cento, spiega Confcommercio, «è necessario».