Hollywood incorona Jeff Bridges: il mitico Drugo entra nella walk of Fame

Il calco delle sue mani e la sua firma d’autore: o meglio, d’attore, regista e produttore hollywoodiano al quale ­­­– al pari della altre grandi star americane che, prima di lui, hanno impresso le loro impronte eccellenti nella Walk of fame di Los Angeles – il mitico viale delle stelle ha tributato anche a Jeff Bridges il suo omaggio. Un riconoscimento arrivato dopo sei nominations agli Oscar – tre come miglior attore non protagonista per L’ultimo spettacolo, Una calibro 20 per lo specialista,The Contender – e tre come miglior attore protagonista (per Starman, Crazy Heart, Il Grinta). E ancora, dopo quattro candidature ai Golden Globes. Poi, nel 2010, il grande bis: il 17 gennaio Jeff Bridges viene premiato con il Golden Globe come migliore attore per Crazy Heart e, appena due mesi dopo, il 17 marzo , conquista l’Oscar per la stessa interpretazione. Il suo ultimo impegno, datato 2016, invece, lo ha visto cimentarsi in Hell or High Water di David Mackenzie, incentrato sulla storia di due fratelli, un padre divorziato e un ex detenuto alle prese con una serie di rapine organizzate per salvare la fattoria di famiglia.

Jeff Bridges, gli esordi… in famiglia

Dunque, con la tradizionale cerimonia davanti al Chinese Theatre, letteralmente bombardato dai flash dei paparazzi e circondato da fans impazziti e amici e colleghi di sempre, l’insuperabile Drugo del Grande Lebowski dei fratelli Cohen ha apposto il suo calco doc sul cemento fresco ufficializzando il suo ingresso nel ghota. Del resto Jeff Bridges, figlio d’arte e interprete poliedrico, ha masticato pane e cinema da quando era in fasce: letteralmente. E una recente biografia lo ricorda puntualmente certificando come l’attore fece il suo debutto davanti la macchina da presa ad appena 4 mesi nel film N.N. Vigilata speciale (1950). La conferma, poi, che il set sarebbe stato la sua seconda casa, sarebbe arrivata appena 8 anni dopo, quando, appena ragazzino di terza elementare apparse insieme al padre – noto volto televisivo e cinematografico – nella serie girata per il piccolo schermo Sea Hunt.

Una carriera poliedrica, un talento eclettico

Personalità eclettica – Jeff Bridges, prima di dedicarsi alla recitazione fece il servizio militare nella guardia costiera ­– a parte gli esordi acerbi e in famiglia, debuttò nel grande cinema nel 1971 grazie a Peter Bogdanovich che lo volle nel ruolo di Duane Jacksonne ne L’ultimo spettacolo: un personaggio – e un’interpretazione – che gli fecero ottenere la sua prima nomination all’Oscar. La seconda, poi, sarebbe arrivata appena tre anni dopo con la pellicola di Michael Cimino, Una calibro 20 per lo specialista (1974), girato accanto a Clint Eastwood. Ma curriculum e riconoscimenti a parte, Jeff Bridges è conosciuto nel jet set per due particolari tratti distintivi: il primo, quello familiare, che lo vuole sposato ormai da trent’anni con la stessa donna, la moglie Susan Geston sposata nel 1975 e con la quale ha avuto le tre figlie Isabelle, Jessica e Hayley. Il secondo, che lo vuole riconosciuto come un attore che, malgrado i successi di cassetta ottenuti con film quali King Kong – celebre remake del 1976 –e Starman, e nonostante abbia impresso il suo prestigioso marchio interpretativo a titoli sfortunati ma di livello, come il bellissimo I cancelli del cielo di Michael Cimino, o Fearless di Peter Weir, è tutt’oggi riconosciuto ­­­– e la critica del New York Times lo ha confermato una volta di più – come «il più sottovalutato grande attore della sua generazione»…