Gentiloni lascia il Gemelli. Ma a Palazzo Chigi trova un sacco di grane

Paolo Gentiloni è stato dimesso pochi minuti prima delle 10 dal policlinico Gemelli, dove era stato ricoverato per un intervento di angioplastica, al quale è stato sottoposto d’urgenza martedì scorso. Alle 12 il premier presiederà il Consiglio dei ministri a Palazzo Chigi che non sarà privo di temi impegnativi, a cominciare da quello sul destino del comandante generale dell’Arma dei carabinieri Del Sette, indagato per rivelazioni di segreti d’ufficio.

Gli appuntamenti in agenda 

In ogni caso per Paolo Gentiloni sembra chiusa la parentesi delle precarie condizioni di salute e in agenda lo attendono appuntamenti di rilievo, come l’incontro con Angela Merkel a Berlino il prossimo 18 gennaio. Da tenere sotto controllo anche la situazione in Libia, dove la nostra ambasciata ha da pochi giorni riaperto i battenti e dove un tentativo di colpo di Stato ha messo in difficoltà il governo dell’attuale primo ministro, Fayez al Sarraj, protagonista del nuovo accordo che dovrebbe in parte fermare l’esodo di migranti verso le coste italiane. 

Amico o nemico con Renzi?

Ma non c’è solo la politica estera a preoccupare Gentiloni. Il premier si è infatti incontrato a lungo, nella sua stanza al Gemelli, con l’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi. Cosa si siano detti non è dato sapere ma è certo che il nodo politico da affrontare è quello della legge elettorale, dopo l’attesa pronuncia della Corte costituzionale che arriverà il 24 gennaio. ma soprattutto si vedrà nei prossimi giorni se Renzi considera Gentiloni un amico leale o un ostacolo che si frappone tra lui e il desiderio di rivincita nelle urne. Per arrivare a raggiungere l’obiettivo Renzi potrebbe rieditare il patto del Nazareno con Berlusconi e cioè concordare con il leader di FI una nuova legge elettorale (concedendo il proporzionale). 

Le prospettive economiche non sono positive

Ma anche sul versante economico la prospettiva è plumbea: con il giudizio dell’agenzia canadese Dbrs l’Italia infatti retrocede ufficialmente in serie B. Ciò vuol dire che investitori e agenzie di rating hanno scarsa fiducia in una crescita che giudicano “fragile” e soprattutto guardano con sospetto al sistema bancario italiano perennemente in crisi.