Francia, una gauche lacerata va alle primarie: sette i candidati

Gauche lacerata mai come questa volta. Doveva esserci un candidato solo alle Primarie della sinistra in Francia, fino a poco più di un mese fa, François Hollande. Ma il “gran rifiuto” del presidente – col più basso indice di gradimento che la sinistra francese ricordi –  ha indotto il partito socialista a organizzare primarie dell’ultima spiaggia: una consultazione aperta in due turni. Questa domenica si affrontano sette candidati, e domenica prossima si svolgerà il ballottaggio. Uno di loro sfiderà Marine Le Pen e Francois Fillon, candidati della destra e della destra neogollista.

A sfidarsi nel  Partito socialista in vista delle elezioni presidenziali del 23 aprile e 7 maggio sono Jean-Luc Bennahmias, François de Rugy, Benot Hamon, Arnaud Montebourg, Vincent Peillon, Sylvia Pinel e Manuel Valls.  Potranno votare tutti i cittadini maggiorenni iscritti alle liste elettorali prima del 31 dicembre 2016: il voto non è riservato infatti ai soli militanti del PS o degli altri partiti della Belle alliance populaire, il movimento cittadino fondato per iniziativa di due fedelissimi di François Hollande, Jean-Christophe Cambadélis e Julien Dray, allo scopo di ‘rifondare’ la sinistra andando oltre il Partito socialista in vista del voto di aprile. I partecipanti devono pagare un euro e sottoscrivere una dichiarazione in cui affermano di riconoscersi “nei valori della sinistra e della repubblica”. Per l’occasione sono stati allestiti 7500 seggi (per le primarie dei Repubblicani erano 10.228).

Tutti contro tutti, sinistra spaccata

Lacerata al suo interno dopo cinque anni di governo tutti in salita e fortemente contestati, la gauche teme per l’affluenza e punta a un risultato – 1,5 – 2 milioni di votanti – che sarebbe comunque la metà dei partecipanti alle primarie della destra a fine novembre. Situazione affollata e confusa a sinistra, dunque. I sette candidati quando si sono affrontati nell’ultimo dibattito prima del primo turno non hanno parlato con una sola voce anche se su un argomento hanno ritrovato la loro unità: l’attacco concentrico  a Emmanuel Macron, l’ex ministro dell’Economia che è uscito dal governo Valls e che poi ha deciso di correre da solo come indipendente alle presidenziali dopo aver fondato il movimento ‘En marche’. Alcuni dei pretendenti sono volti poco noti , come l’ecologista Jean-Luc Bennahmias o la radicale di sinistra Sylvia Pinel, unica donna tra i pretendenti. Ma tutto in realtà si gioca tra i rivali Manuel Valls e Arnaud Montebourg, anche se Benoît Hamon spera di diventare il terzo incomodo, com’è accaduto a François Fillon nelle primarie della destra di novembre scorso.

Francia, il “favorito” Valls rischia di essere eliminato al primo turno

 Fino a qualche settimane fa il favorito era Valls che ora invece appare in difficoltà, al punto da dover annullare alcuni comizi per timore di contestazioni. Non è escluso – si legge sui siti francesi – che possa essere addirittura eliminato già al primo turno (come avvenne per Sarkozy) e ci sia così un ballottaggio tra Montebourg e Hamon, “con la prevalenza di una gauche radicale e “utopista”, rispetto a quella moderata e riformista”. Poi c’è Montebourg, 54 anni, ex ministro dell’Economia, teorico della “démondialisation”, la fine della globalizzazione e protezionismo a oltranza, vuole uscire dal Patto di Stabilità e “rovesciare il tavolo” con la Germania: interpreta sentimenti diffusi in una parte della gauche e non solo, appropriandosi, anche in quessto caso di argomenti cari alla destra francese.  Hamon, 49 anni, ex ministro dell’Istruzione, si è ispirato invece al programma di Bernie Sanders sulle sfide ambientali e sull’idea di un modello alternativo di sviluppo economico: è riuscito a imporre un dibattito intorno alla sua idea di far pagare allo Stato  un “reddito universale” per tutti i cittadini.  Chiunque sia il vincitore, dovrà fare fare i conti con almeno altri tre candidati a sinistra che non partecipano alle primarie: Yannick Jadot dei Verdi, l’ex socialista Jean-Luc Mélenchon e l’outsider liberale Emmanuel Macron. Una frammentazione come poche altre volte si è verificata.