Fedeli, guai a ricordare le bugie sulla laurea: per il Pd è solo «fango»

La chioma rossa che si distingue come un neon nel traffico di Roma e la scritta: «Per fare il professore ci vogliono laurea, abilitazione e concorso. Per fare il ministro dell’Istruzione terza media, amicizie e molte bugie». Certo non deve essere stato un bel risveglio per il ministro Valerio Fedeli, che si è vista presa di mira in questo modo da centinaia di manifesti apparsi per le strade della capitale. 

Nel curriculum un diploma di laurea mai conseguito

I cartelloni, non firmati, ironizzano sullo sgradevole incidente che ha coinvolto il ministro ed ex vicepresidente del Senato al momento della sua nomina: la rivelazione che in realtà non aveva mai conseguito i titoli di studio rivendicati nel suo curriculum ufficiale. Fedeli, infatti, aveva vantato un diploma di laurea, quando in realtà aveva frequentato un corso di specializzazione, per di più avendo in tasca non la maturità, che non aveva sostenuto, ma la frequenza dei tre anni di scuola superiore che all’epoca bastavano per insegnare alla scuola d’infanzia. «Posso aver commesso una leggerezza, ma finire sotto accusa in questo modo davvero non me lo sarei aspettato», recriminò allora il neo-ministro.

Il Pd difende il ministro Fedeli

Ora i suoi colleghi di partito si inalberano ancora di più, parlando di «macchina del fango» e «barbarie politica», come se l’ironia rivolta al ministro dai manifesti fosse del tutto ingiustificata e priva di agganci alla realtà. «Fedeli ha maturato una esperienza politico-istituzionale di tutto rispetto. Ha mostrato serietà e capacità», ha detto la senatrice Francesca Puglisi, responsabile scuola, università e ricerca del Pd. «Si lasci il ministro lavorare e si giudichi serenamente il suo lavoro al Miur, senza cercare la polemica ad ogni costo e perfino usando strumenti mediocri e vigliacchi», ha quindi tuonato Puglisi, mentre è stato il collega Stefano Pedica a sostenere che «mettere alla berlina un ministro non è opposizione, è solo barbarie politica». «Gli autori di tale atto dovrebbero vergognarsi», ha chiosato poi il senatore Bruno Astorre, anche lui parlando del dito e non della luna.