Farmaci contraffatti scatenano un’epidemia di meningite in Congo

Undici morti, ma l’epidemia di meningite ha rischiato di fare una strage in tutto il Paese se non ci si fosse accorti della sua origine. Nella Repubblica democratica del Congo un medicinale contraffatto ha provocato casi di malattia mortali, soprattutto tra i bambini. Degli undici morti, cinque avevano meno di 5 anni. La vicenda, descritta in un articolo su Lancet Global Health, risale al dicembre 2014, quando un migliaio di abitanti del distretto congolese di Ituri furono colpiti da un misterioso morbo. Tra i sintomi spasmi del collo, interpretati come rigidità nucale, che furono scambiati per segnali di meningite. Mancavano però altri segni della malattia, come la febbre. Così 83 pazienti furono sottoposti a prelievo lombare, ma solo in 4 di loro fu riscontrata Neisseria meningitidis. In totale furono ricoverate 1029 persone tra dicembre 2014 e agosto 2015 per casi sospetti di meningite, il 60% dei pazienti al di sotto dei 15 anni.

Un farmaco sospetto alla bade del contagio di meningite

Dopo diverse indagini, dalle analisi tossicologiche dei pazienti confrontate con i 39 farmaci disponibili nelle farmacie o dispensate dei centri pubblici, il sospetto si focalizzò su un farmaco, l’aloperidolo, un antipsicotico, ritrovato in tutti i campioni di urina e in compresse che, secondo l’etichetta, avrebbero dovuto contenere un ansiolitico, diazepam. Un medicinale quest’ultimo frequentemente prescritto per trattare diversi disturbi, dalle turbe del sonno al mal di testa fino ad alcuni sintomi della malaria.  Queste compresse, a dispetto delle indicazioni sulla confezione, contenevano dosi di aloperidolo da 20 a 25 volte maggiori rispetto alla dose massima raccomandata per un bambino di 5 chili. Si trattava, quindi, di un farmaco contraffatto, mal etichettato che proveniva da un laboratorio indiano. «I sistemi regolatori fragili – denunciano gli autori della ricerca su Lancet – sanzioni troppo limitate, corruzione e frontiere porose rendono le popolazioni estremamente vulnerabili a farmaci tossici o sovradosati». Con il rischio, concludono, di versioni falsificate di farmaci su vasta scala, come dimostra il caso congolese.