Export, dal vino ai formaggi è boom all’estero dei prodotti made in Italy

Made in Italy, il marchio dei record: di quelli del 2016 che si è appena chiuso alle nostre spalle, e – stando alle premesse – lo sarà anche per il 2017 appena inaugurato. Il brand di casa nostra, infatti, limitato all’ambito agroalimentare, ha appena incassato il prestigioso traguardo del record storico per il valore delle esportazioni di prodotti italiani che, nel 2016 appena concluso, ha raggiunto il massimo di sempre, arrivando a quota 38 miliardi di euro, grazie a una crescita pari al 3% in più dei nostri già ragguardevoli standard. A confermarlo la Coldiretti in un report stilato sulla base dei dati dati Istat relativi al commercio estero nei primi nove mesi del 2016. E lo dicono le analisi di mercato interno basate sui consumi delle famiglie di casa nostra.

Vino, il fiore all’occhiello del nostro made in Italy 

Quasi i tre quarti delle esportazioni, sottolinea la Coldiretti, infatti, interessano i Paesi dell’Unione Europea con il mercato comunitario che aumenta il proprio peso grazie a un incremento del 4%. A tavola, poi, il Made in Italy continua a crescere su tutti i principali mercati, dal Nordamerica all’Asia fino all’Oceania. Solo in Russia l’export continua a soffrire pesantemente gli effetti dell’embargo. E non è ancora tutto: la stelle dell’export tricolore, o meglio il fiore all’occhiello che meglio ci rappresenta all’estero, si conferma la nostra produzione vitivinicola che, grazie a un valore di 5,6 miliardi di affari e a una crescita del 3%, attesta il nostro vino come prodotto più gettonato davanti all’ortofrutta fresca (5 miliardi di fatturato e +4%), ai formaggi (2,4 miliardi di fatturato e +7%) e all’olio che, dopo stagioni di crisi, mostra segni di ripresa e di rilancio che fanno registrare al nostro succo di olive un importante – e prestigioso – +6%.

La Francia battuta sul (suo) campo: Champagne e formaggi

Non solo una crescita numerica, ma anche un grande balzo in avanti rispetto a paesi da sempre competitor nello stesso settore. E allora, giustifica più che qualche orgoglio di moto nazionale il risultato ottenuto dal nostro vino in Francia, terra di grandi vitigni e di nobili etichette. Analizzando le performance dei prodotti made in Italy nei singoli Stati il report Coldiretti evidenzia il trionfo del vino tricolore in casa degli altri principali produttori, con gli acquisti che crescono in Francia (+5%), Stati Uniti (+3%), Australia (+14%) e Spagna (+1%), ultimi agguerriti concorrenti in fatto di etichette esportate e di riconoscimenti socio-culturali tributate alle produzioni autoctone. Non solo: va sottolineato che nel Paese transalpino, patria dello Champagne, lo spumante tricolore fa addirittura segnare un incremento in doppia cifra, pari al +57%. Ma oltre al vino, sembra addirittura ci sia di più: abbastanza, comunque, da stendere i nostri cugini transalpini: stando alla verità percentuale dell’indagine di mercato in oggetto, infatti, si evince che i francesi gradiscono anche il formaggio italiano, la cui degustazione – da accompagnare rigorosamente con un calice di nettare di Bacco made in Italy – e, soprattutto, le cui vendite, sono cresciute dell’8%. Del resto, i nostri latticini vanno forte anche in Cina (+34%), dove trionfa un altro nostro grande classico: la pasta, che registra un ottimistico +16%. Ottimi risultati, peraltro, li abbiamo conseguiti anche con la birra nella patria della birra: malto e doppio malto nostrano confermano a suon di richieste la crescita nei Paesi nordici, dalla Germania (+6%), alla Svezia (+7%), fino ai pub della Gran Bretagna (+3%), con un vero e proprio exploit nell’Irlanda della Guinness (+31%). Del resto noi italiani – o meglio i nostri produttori di settore – spopolano anche in materia di salumi e prosciutti in terre di salsicce come la Germania (+9%) e di hamburger come gli Stati Uniti (+19%)…

Italia da record. Nonostante l’agropirateria

“Il record fatto segnare sulle tavole straniere è significativo delle grandi potenzialità che ha l’agroalimentare italiano che traina la ripresa dell’intero Made in Italy”, dice il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo per il quale “l’andamento sui mercati internazionali potrebbe ulteriormente migliorare con una più efficace tutela nei confronti della “agropirateria” internazionale che fattura oltre 60 miliardi di euro utilizzando impropriamente parole, colori, località, immagini, denominazioni e ricette che si richiamano all’Italia per prodotti taroccati che non hanno nulla a che fare con la realtà nazionale”.