Espulso un tunisino: ha minacciato di farsi esplodere in commissariato

Ancora un tunisino espulso. Ancora una minaccia disinnescata sul nascere anche se stavolta l’uomo, un immigrato trentenne che viveva a Milano, non era monitoriato in quanto possibile jihadista pronto ad agire, ma come pericoloso pusher molto attivo all’ombra della Madonnina – in particolare nel quartiere milanese di Porta Venezia – negli ambienti della droga. Solo che, portato in commissariato, ha minacciato gli agenti di farsi saltare in aria, rievocando inquietanti scenari.

Espulso spacciatore tunisino da Milano

Una storia di ordinaria criminalità, la sua; un arresto legato allo spaccio di sostanze stupefacenti, che però ha rievocato l’allarme terrorismo nel momento in cui l’uomo, con numerosi precedenti, ha minacciato di farsi esplodere nel commissariato Garibaldi/Venezia dove gli agenti, diretti da Alessandro Chiesa, lo avevano portato subito dopo il fermo. Una ennesima minaccia. Solo l’ultima dimostrazione che ormai il linguaggio terroristico proprio del miliziani jihadisti è penetrato di fatto anche nelle strade delle nostrre città, pronto ad ogni occasione a rievocare gli inquietanti scenari di una guerra che, dalla Siria all’Europa, si combatte ormai a diversi livelli su una piattaforma globale, e in quanto tale pronta a essere inscenata in qualunque momento anche da noi.

L’ultimo precedente in Sicilia

Solo due giorni fa, allora – e dopo l’espulsione da Torino di un altro straniero sospettato di essere stato in contatto con Amri, il terrorista della strage di Berlino del 19 dicembre scorso – il ministero dell’Interno ha espulso per motivi di sicurezza un altro cittadino di origini tunisine. Si tratta di un 46enne già detenuto presso la casa di reclusione di Augusta (SR), da dove è stato scarcerato lo scorso 3 gennaio, per essere trasferito al Cie di Caltanissetta. Struttura dalla quale l’uomo, 48 ore fa, è ripartito a bordo di un volo decollato da Palermo e diretto a Tunisi. Un ripatrio reso necessario dopo un lavoro di minuzioso monitoriaggio svolto all’interno del carcere di Augusta dove il tunisino, e in molte occasioni, ha ostentato un atteggiamento di palese contrapposizione e polemica nei confronti di diversi agenti della polizia penitenziaria. Non solo: il controllo scupolosamente effettuato sull’immigrato all’interno dell’istituto di pena siciliano ha confermato il suo ruolo di leader tra i detenuti di fede islamica e di potenziale radicalizzatore. L’ultimo attivo nelle carceri. Uno degli ultimi ad essere espulsi.