Erdogan licenzia altri 8mila dipendenti pubblici, tutti sotto accusa per il golpe

La mano dura di Erdogan continua ad abbattersi su tutti i veri o presunti complici del tentato golpe del luglio scorso. Le autorità turche hanno licenziato altri 8.390 dipendenti pubblici per il loro presunto coinvolgimento nel tentato colpo di Stato, per il quale viene incolpata la rete che fa capo al predicatore Fathullah Gulen. La decisione è stata presa con tre decreti adottati in base allo stato d’emergenza entrato in vigore dopo il golpe e pubblicati in gazzetta ufficiale. Il provvedimento riguarda 1.699 dipendenti del ministero della Giustizia (tra i quali otto membri del Consiglio di Stato e uno del Consiglio elettorale supremo), 2.687 poliziotti, 763 militari, 786 dipendenti di diverse università (tra cui 631 accademici) e dipendenti di altri ministeri ed enti pubblici.

La repressione prosegue anche sui media

Ci sono anche i media nel mirino di Erdogan, a distanza di cinque mesi dal golpe. Così come numerose associazioni chiude in seguito allo stato d’emergenza imposto. In tutto, sarebbero oltre 100mila le persone sono state già sospese o licenziate per aver collegamenti con i mandati del colpo di stato per destituire Erdogan. Tra i media, il gruppo Dogan – che controlla il quotidiano Hürriyet e CnnTurkish – è nel mirino del governo: nelle ultime ore due dei suoi più alti dirigenti sono stati arrestati per sospetti legami con Gulen.  Il gruppo Dogan si è subito smarcato dagli arresti, affermando che si tratta di eventuali responsabilità personali che non coinvolgono la politica del gruppo.