Doping, gli strani ritardi dei laboratori tedeschi: e se Schwazer fosse innocente?

E se fosse stato davvero un complotto quello scattato ai danni di Alex Schwazer alla vigilia delle Olimpiadi? Alcuni strani ritardi stanno alimentando i sospetti della difesa del marciatore, squalificato prima delle Olimpiadi di Rio. Il laboratorio antidoping di Colonia non ha consegnato le provette con le urine di Alex Schwazer, risultate positive all’antidoping, per le quali il marciatore era stato escluso dall’evento e poi squalificato dalla Iaaf per 8 anni. La notizia, anticipata dal quotidiano Alto Adige, è confermata dall’avvocato Gerhard Brandstaetter. «Nei giorni scorsi Iaaf e Wada hanno fatto di tutto per bloccare l’iter», spiega il legale di Schwazer. Due settimane fa era stato il giudice bolzanino Walter Pelino ad incaricare il laboratorio del Ris di Parma delle analisi genetiche sulle urine di Schwazer. Tali test si sarebbero dovuti svolgere nella giornata di oggi, ma il laboratorio accreditato Wada di Colonia sostiene che la consegna delle provette non possa avvenire senza l’autorizzazione di un giudice tedesco. «È un comportamento molto strano, una situazione che ci lascia molto perplessi e amareggiati», aggiunge Brandstaetter, ricordando che “c’è stato un preciso ordine del giudice di Bolzano e in quell’udienza non sono state avanzate eccezioni”. «Ora -aggiunge- valuteremo i nostri prossimi passi».

L’amarezza di Sandro Donati,
che lo ha sempre difeso 

Lo ha sempre considerato innocente, e ancora adesso schiuma rabbia e delusione, Sandro Donati, l’allenatore che ha seguito Schwazer nel suo lungo processo di riabilitazione sportiva prima della nuova squalifica: «La mancata consegna delle provette da parte del laboratorio di Colonia è la rappresentazione della pochezza che il sistema sportivo sta dando di se stesso». «Un sistema – dice Donati –  che nel momento in cui è chiamato a confrontarsi con quello giudiziario sa fare emergere solo arroganza e autoreferenzialità. È chiaro che la gestione dei procedimenti sportivi sui casi di doping è caratterizzata da uno squilibrio totale tra l’accusa fatta dalle istituzioni sportive e le possibilità di difesa. Finora sul caso Schwazer è stato tutto molto sommario ma adesso -sostiene Donati- la musica è cambiata. Fino ad oggi abbiamo dovuto subire le imposizioni del sistema sportivo, molti hanno taciuto per vigliaccheria ma ora con la magistratura abbiamo la possibilità di difenderci adeguatamente e far valere tutte le prove. Mi pare che il sistema sportivo stia perdendo le staffe -conclude Donati-, si sono spinti troppo in là e ora vogliono a tutti i costi cancellare questo atleta».