Così David Niven mi fece impersonare Montgomery per ingannare Hitler

Clifton James è stato un attore australiano, combattente nella Prima e nella Seconda Guerra Mondiale, diventato famoso per aver fatto da controfigura al generale inglese Bernard Montgomery nell’ambito di una campagna ingannatrice del MI5 (Military Intelligence, sezione 5) britannico, il servizio segreto militare di Sua Maestà. Montgomery era il comandante in capo delle truppe inglesi e i tedeschi avevano interesse non solo a ucciderlo, ma a sapere tutto quello che faceva. L’obiettivo degli alleati era quello di convincere i tedeschi che lo sbarco in Francia sarebbe avvenuto al Sud del Paese (Operazione Dragoon) e non al Nord, come invece avvenne. L’intera operazione di scambio di persona era stata chiamata Copperhead. Nel suo libro del 1954 Sono stato il doppio di Monty, James racconta che un giorno della Primavera del 1944, a poche settimane dallo sbarco in Normandia, gli telefonò David Niven, già attore affermato, colonnello della sezione cinematografica dell’esercito inglese, convocandolo a Londra “per un provino”. Qui James si incontrò con Niven e col colonnello Lester del MI5, che gli espose il problema. Insomma, il generale Montgomery si sarebbe dovuto recare da tutt’altra parte dell’Europa per far credere ai tedeschi che lo sbarco sarebbe avvenuto altrove. James sarebbe dovuto diventare Montgomery: la somiglianza c’era, ma questo era tutto. James tra l’altro, subalterno, aveva sempre avuto una certa soggezione per gli ufficiali, figuriamoci per un generale. Nei giorni successivi passò il tempo a guardare filmati e a leggere tutto ciò che riguardava Montgomery, istruito da due ufficiali dello staff del MI5. Una volta pronto, fu stabilito che dovesse passare qualche giorno al seguito di “Monty” per apprenderne i manierismi, gli atteggiamenti, il modo di parlare. Così dopo qualche giorno, nei panni di un sergente del Servizio informazioni, James si trovò al seguito della Rolls Royce di Montgomery. Scrisse poi che il generale era esattamente come l’aveva immaginato: col famoso basco nero, il giaccone di pelle e uno strano modo di fare il saluto militare, ossia un doppio movimento della mano che ne facevano come un cenno di saluto.

Montgomery era astemio, non fumatore e fanatico della forma

Il generale era astemio, contrario al fumo e fanatico dell’efficienza fisica. Aveva una grande personalità, parlava poco ma quando lo faceva si faceva ascoltare e ubbidire. Quando il colonnello Lester gli chiese se c’era qualcosa di particolare nelle sue abitudini alimentari che la sua controfigura avrebbe dovuto sapere, rispose: “No di certo. Non metto né latte né zucchero nel porridge. Ecco tutto”. Durante i pasti con gli altri ufficiali parlava allegramente di uccelli, di animali, di porcellane, mai accennando alla guerra. In quei giorni Clifton James ne studiò ogni atteggiamento e modo di muovesi finché fu ammesso a colloqui privato con “Monty”. Era come guardarsi allo specchia, disse, e il generale lo mise subito a suo agio ricordandogli che se James era australiano, lui era cresciuto nella vicina Tasmania. James utilizzò questo colloquio per imprimersi bene la voce, il tono, l’uso delle parole. Alla fine Montgomery disse “non preoccupatevi andrà tutto benissimo”. Pochi giorni dopo si alzò il sipario e James dovette andare a Gibilterra impersonando Montgomery, da dove avrebbe dovuto convincere gli agenti di Hitler che lo sbarco sarebbe avvenuto al Sud della Francia. Partendo dall’aeroporto militare di Northolt, James scese dall’auto e salutò il pilota, che il generale ben conosceva, dicendo: “Come va, Slee? Credete che avremo un buon viaggio?”. Nessuno degli ufficiali presenti, molti dei quali conoscevano bene Monty, ebbe il minimo dubbio. La mattina dopo, a Gibilterra, stessa scena, ma c’erano anche agenti tedeschi a osservarlo. Il governatore di Gibilterra, Sir Ralph Eastwood, intimo amico di Monty (che era al corrente di tutto), lo ricevette e lo accompagnò in seguito ai suoi alloggi. Montgomery lo salutò col suo nomignolo: “Come va, Rusty? Hai un ottimo aspetto”. “Perbacco – disse il governatore quando furono soli – non riesco a crederlo. Per un attimo ho creduto che avesse cambiato idea e fosse venuto lui stesso. Perbacco, non mi sono mai divertito tanto da quando ero ragazzino!”. Dopo fu presentato a due spagnoli, agenti tedeschi, ai quali parlò del tempo, congedandoli dicendo “speriamo che il tempo regga, ho davanti a me diverse ore di volo…”. Allo spaccio dell’aeroporto, dove lavoravano come infiltrati altri agenti tedeschi, James-Monty parlò di inesistenti piani 303, sciorinando una serie di frottole e parlando di reparti corazzati e del Genio militare. Arrivato ad Algeri, stessa scena: ispezioni, saluti, presentazioni varie. Arrivato al comando inglese, James poté tirare un sospiro di sollievo: le rappresentazioni erano andate bene. Dopo una settimana di altre “rappresentazioni”, James fu messo su un aereo diretto al Cairo, per evitare che qualcuno potesse subodorare l’inganno, dove rimase fino allo sbarco in Normandia. In seguito si seppe che non appena i tedeschi seppero del viaggio di Montgomery in Africa, decisero di abbattere l’aereo, ma che poi lo stesso Hitler intervenisse a salvargli la vita: Montgomery non doveva morire fino a che non si fosse saputo esattamente dove sarebbe avvenuta l’invasione. Che però non si seppe mai, e intanto le divisioni di Rommel erano state distolte dalla Normandia. Ironia della sorte, dopo essere stato smobilitato nel giugno 1946, James non trovò più un ingaggio in teatro e dovette vivere col sussidio di disoccupazione. Nel 1954 scrisse appunto il suo libro, Sono stato il doppio di Monty, dal quale quattro anni dopo fu tratto un film di John Guillermin con John Mills. Clifton James è morto nel 1963 nella sua casa del Sussex, a soli 65 anni. Lui infatti era un forte bevitore e fumatore. Tutto il contrario di “Monty”.

Nella foto a sinistra il vero Montogmery, a destra Clifton James