Corsi d’arabo a scuola, è bufera. Beccalossi: “Integrazione al contrario”

Infuriano le polemiche. Tiene banco a Sesto il dibattito sui corsi di arabo nelle scuole pubbliche. A sollevare la questione è il centrodestra, compatto nel spostenere che in quexsto modo non si crea integrazione, ma si accentuano le differenze. Ai tratta di corsi attivi da diversi anni ma che alla luce dei fatti di dicembre in città -l’uccisione di Anis Amri)-  andrebbero sospesi. 

Beccalossi: “Sesto San Giovanni, capitale islamica d’Italia”

“Dopo il corso di nuoto per donne musulmane, con il rigoroso divieto d’accesso alla piscina comunale per le persone di sesso maschile, ecco la concessione di una scuola statale a un centro islamico per svolgere corsi di grammatica e scrittura araba riservato a bambini, accompagnati dai genitori. Obiettivo: dar loro la possibilità di apprendere la lingua d’origine. “Possiamo dire che Sesto San Giovanni abbandona definitivamente l’appellativo di ‘Stalingrado d’Italia’ per prendere quello di ‘capitale islamica’ del nostro Paese. Anche e soprattutto in considerazione del fatto che proprio qui, con la stretta collaborazione del Comune, si sta costruendo la più grande moschea del Nord Italia”, afferma Viviana Beccalossi (Fratelli d’Italia), assessore regionale alla Città Metropolitana e Territorio, delegata dal presidente Maroni a porre in essere tutte le azioni per fronteggiare il radicalismo islamico.

Corsi di arabo in scuole pubbliche

Viviana a Beccalossi ha così commentato la notizia del rinnovo dell’intesa tra il Comune di Sesto San Giovanni e il Centro Islamico Milano-Sesto, che riguarda la concessione in uso di aule e relativi servizi in una scuola elementare pubblica la domenica. “Questa è integrazione al contrario – prosegue la Beccalossi -. Fosse stato per me, da mamma, prima ancora che da rappresentante delle Istituzioni, avrei preferito che i miei figli trascorressero la domenica in una bella festa con tutti i bambini della scuola e con una bella merenda a base di pane e Nutella. Il Pd, paladino dello ‘ius soli’ a Roma, nella città in cui più di ogni altro luogo lo vede protagonista, punta invece su una sorta di ‘isolamento’ dei figli degli immigrati”.