Contro l’Isis e i talebani gli afghani schierano il super-esercito delle donne

Se è vero che la bellezza salverà il mondo, la sfida contro il terrore dell’Isis e dei talebani potrebbe essere finalmente vinta, in Afghanistan, grazie a un’arma segreta, tutta rosa: l’esercito delle donne. Addestrate, pronte a tutte, fino alla fine, per difendere il proprio diritto a vivere (e combattere) senza il burka e senza piegarsi alla dittatura del maschio integralista arabo.

L’Afghanista lancia la campagna di arruolamento
per le donne “da combattimento”

Kabul lancia una campagna per l’arruolamento di donne soldato a poche settimane dalle polemiche per la richiesta di asilo negli Usa presentata dalla prima pilota militare afghana, la top gun Nilofar Rahmani, minacciata di morte. Il ministero della Difesa ha annunciato incentivi per le reclute donne dell’Esercito (Ana). Secondo i dati ufficiali sono arruolate nell’Esercito 1.575 donne soldato e l’obiettivo è arrivare a 195.000 unità. Attualmente, ha spiegato il portavoce del ministero Dawlat Waziri, più di 400 donne stanno frequentando i corsi di addestramento. Tra le future soldatesse c’è anche un gruppo di afghane che si sta addestrando in Turchia. «Ci sono 5.000 posizioni aperte per reclute donne nell’Esercito», ha affermato Waziri. A più di 15 anni dalla caduta del regime dei Talebani, l’uguaglianza di genere in Afghanistan resta un miraggio ed è infuocato il dibattito sulla presenza di donne tra le fila delle forze di sicurezza.

Le donne denunciano i tentativi
di discriminazione delle soldatesse

Zahra Kazimi, che indossa orgogliosa la mimetica da dieci anni, denuncia senza mezzi termini quello che definisce un “approccio discriminatorio” nei confronti delle donne soldato e anche le minacce ricevute. «Ho ricevuto lettere minatorie dai Talebani, sono stata vittima di due imboscate, ma non mollo – ha detto a Tolo Tv – Mi hanno minacciato anche i miei suoceri». Non vestiva la divisa dell’Esercito Malalai Kakar, la poliziotta più famosa dell’Afghanistan e un simbolo di riscatto per le donne del Paese, è stata barbaramente uccisa a Kandahar nel 2008. Le proteste di Zahra sono più o meno le stesse di Nazifa Zaki,
deputata della Wolesi Jirga (la camera bassa del Parlamento di Kabul) che siede nella commissione Sicurezza nazionale. Zaki critica la discriminazione contro le soldatesse: “Agevolazioni e stipendi previsti per gli uomini non valgono per le donne”. Donne a parte, nonostante l’impegno della missione Nato “Resolute Support” (due anni fa si è passati dal ruolo di combattimento a quello di assistenza alle forze afghane), le forze di sicurezza afghane sembrano ancora lontane dal poter contrastare i Talebani sul piano di battaglia. Secondo un rapporto dell’ispettore generale speciale per la ricostruzione dell’Afghanistan (Sigar), solo tra gennaio e agosto dello scorso anno sono stati almeno 5.523 i caduti tra le forze afghane.