Chi è Sally Yates, l’obamiana licenziata per il no al Muslim Ban di Trump

Sally Yates ha una lunga carriera alle spalle e il suo licenziamento da parte del presidente americano Donald Trump rafforzerà di sicuro la sua immagine. Del resto, quando il Senato approvò la sua nomina a vice attorney general (vice ministro della Giustizia) un anno e mezzo fa, lei aveva detto chiaramente che il suo compito era “rispettare la legge e la costituzione”.

Ironicamente era stato proprio il senatore Jeff Sessions, che ora diventerà ministro della Giustizia, a chiederle durante l’audizione: “Se quanto il presidente chiede di eseguire è illegale, l’attorney general o il suo vice devono dire di no?”. E lei aveva risposto: “ritengo che l’attorney generale o il suo vice abbiano l’obbligo di seguire la legge e la Costituzione e di fornire al presidente un consiglio legale indipendente”.

Numero due del dipartimento di Giustizia dal maggio 2015, la Yates ha assunto l’interim dopo che l’attorney general Loretta Lynch si è dimessa il 20 gennaio, giorno dell’insediamento di Donald Trump. Venerdì scorso, come molti altri nell’amministrazione americana, è stata colta di sopresa dall’ordine esecutivo del nuovo presidente. E durante il fine settimana ha discusso a lungo con il suo staff legale su come affrontare la situazione. 

Sally Yates, 56 anni, è cresciuta ad Atlanta, in Georgia, dove suo padre Kelley Quillian è stato giudice di Corte d’appello fino al 1985 e dove lei si è laureata in giurisprudenza. Sposata e madre di due figli, la Yates ha fatto carriera per 25 anni nell’ufficio della procura federale della sua città sia con amministrazioni repubblicane che democratiche. Impegnata nella difesa dei diritti civili, viene anche ricordata per i suoi successi in una serie di casi di corruzione, fra cui quello contro l’ex sindaco Bill Campbell, e per il processo contro Eric Robert Rudolph, responsabile dell’attentato alle Olimpiadi di Atlanta. Nel 2010, l’allora presidente Barack Obama l’ha scelta come procuratore degli Stati Uniti nel distretto settentrionale della Georgia. Come vice attorney general, la Yates ha dimostrato la sua indipendenza anche nei confronti dei democratici. Sia lei che la Lynch furono criticate per non essere intervenute contro il capo dell’Fbi James Comey quando mandò la lettera al Congresso sulla vicenda delle mail di Hillary Clinton negli ultimi giorni di campagna elettorale.  

Dato che la costituzione vieta di discriminare le persone in base alla religione, lunedì mattina Yates ha diramato un ordine a tutti gli avvocati dello Stato di non difendere l’ordine esecutivo sui migranti se contestato dai tribunali. Alle 21.15 di lunedì sera le è arrivata la notifica scritta del suo licenziamento. La Yates avrebbe dovuto comunque lasciare l’incarico oggi, dato che in giornata è prevista l’approvazione della nomina di Sessions come nuovo ministro della Giustizia. Intanto, il portavoce della Casa Bianca, Sean Spicer, ha ribadito che l’ordine serve alla sicurezza degli Stati Uniti: “Il paese sarà molto proattivo nella difesa. Non aspetteremo di essere attaccati per capire come possiamo fare perché non succeda di nuovo”.