Charlie Hebdo, ovvero quando da irrivirente la satira si fa disumana

Ci risiamo: Charlie Hebdo torna ad irridere i morti del terremoto. Stavolta non più indugiando macabramente su Amatrice, ma con una vignetta che ritrae la Morte con tanto di sci e falci al posto delle racchette e, sui lati, una doppia didascalia: «Italia: la neve è arrivata» e la Morte che risponde: «Non ce ne sarà abbastanza per tutti!», come se si trattasse di merce in liquidazione o a prezzi da supersaldo. Chiara l’allusione alla tragedia del “Rigopiano“, l’albergo in provincia di Pescara raso al suolo da una slavina seguita alla triplice scossa di terremoto di tre giorni fa e che ancora oggi tiene l’Italia con il fiato sospeso in un’altalena di dolore e di speranza collettivo.

Vignetta di Charlie Hebdo sulla tragedia del “Rigopiano”

Charlie Hebdo torna dunque sul luogo di una grande sciagura nazionale come di solito fa l’assassino sul luogo del delitto. Non per cancellare prove, ma – al contrario –  proprio per attirare su di sè il dolore della tragedia. Un sapore amaro che i redattori e le matite di Charlie Hebdo conoscono fin troppo bene per averlo provato a loro spese per mano del terrorismo islamista. In dodici furono uccisi in quella redazione da un commando che pensò così di risolvere una volta per tutte il “problema” dell’irriverente satira su Maometto che da anni campeggiava sulle pagine del periodico satirico francese. Satira sulla religione: Si può? In tempi di relativismo come questi, facile rispondere di sì. Ma ci fu anche chi pensò che se l’erano cercata e persino a Papa Bergoglio scappò di dire che «un pugno sulla testa ad uno lo dai, se t’insulta la madre».

La satira non può giustificare tutto

Uno spirito ironico come Mino Maccari avvertiva ai “tutti d’un pezzo” di non appoggiarsi ai principi «altrimenti si piegano», ma è indubbio che ragionando in linea di principio, la satira è satira proprio perché non guarda in faccio a nessuno, senza eccezioni. Del resto, il suo nome deriva da saturapietanza dell’antica Roma ricca di ogni elemento culinario. E la satura di Charlie Hebdo annovera anche i morti. Ma qui sbaglia perché la morte è immobilismo, serietà estrema, rigor mortis, appunto, e come tale capace di instlillare rispetto, se non pietà, anche al nemico, persino all’uccisore. Perché anche il più crudele degli uomini ha fretta di tornare nel recinto dell’umanità. Quel che è strano, semmai, è che la stessa fretta non provino gli irriverenti satirici di Charlie Hebdo. Lo sdegno e il disgusto nascono proprio da qui.