C’è la crisi: i consumatori propongono la liberalizzazione dei saldi

Saldi, sconti, promozioni, ribassi: a fine stagione vanno giù i prezzi sui cartellini dei capi di abbigliamento, calzature, accessori, oggettistica. Dopo la moderata scorpacciata di regali a Natale – consumi stabili, con un +0,4% rispetto all’anno scorso – arrivano dunque i saldi invernali. Sono cominciati ieri in Basilicata e Sicilia. Oggi tocca alla Valle d’Aosta, giovedì si apriranno in tutte le altre regioni. La maggior parte chiuderanno a metà febbraio o ai primi di marzo, in Campania arriveranno invece fino al 2 aprile. Le famiglie riserveranno a queste spese “extra” un budget che va dai 100 ai 300 euro (125 euro in media a persona), si legge su “Avvenire“.

L’aspettativa di risparmio sui prezzi normali di vendita varia invece dal 30% al 45%

Saranno soprattutto le donne e gli adulti a partecipare alla “corsa agli acquisti ” mentre meno interessati risulteranno i giovani. Ma le previsioni di associazioni di commercianti e consumatori, seppure discordanti, parlano soprattutto di vendite «sottotono». Secondo l’ufficio studi di Confcommercio gli italiani spenderanno complessivamente 5,3 miliardi di euro. Ma per Fismo-Confesercenti la cifra non supererà i cinque miliardi. «In ogni caso non saranno saldi col botto – commenta Renato Borghi, presidente di Federazione Moda Italia -, la nostra stima è che gli italiani spenderanno mediamente come nell’anno precedente: le vendite di fine stagione saranno sempre una straordinaria opportunità per i consumatori ma per noi commercianti non saranno sufficienti a colmare un gap di consumi fortemente condizionato da un andamento sempre piùincerto ed altalenante».

Saldi, le lamentele dei commercianti

«I saldi – afferma Roberto Manzoni, presidente di Fismo-Confesercenti – rappresentano una boccata d’ossigeno per un comparto che non è ancora uscito dalla crisi: nel solo 2016 hanno cessato l’attività oltre 6 mila negozi indipendenti d’abbigliamento, tessili, calzature e accessori, sia nel Centro Nord (-3.721 imprese) che al Sud e nelle Isole (-2.411)». «Purtroppo la combinazione tra redditi bassi e spese primarie e irrinunciabili elevate, come quelle sostenute per cibo, casa, trasporti e tasse, non permette agli italiani di destinare grosse cifre per i saldi» sostiene Roberto Tascini, presidente dell’Adoc. Il grosso degli acquisti si concentrerà, come negli ultimi anni, nel periodo finale, quando gli sconti potranno raggiungere anche il 50-60%. «Secondo le no stre previsioni – prosegue Tascini – la spesa per sconti e ribassi nel 2017 sarà, però, in leggera crescita rispetto all’anno passato e va detto anche che il 25% circa dei consumatori effettuerà acquisti a saldo online, un dato che non sorprende, vista la continua crescita dell’e-commerce». In base a un sondaggio di Adusbef e Federconsumatori, solo il 39% delle famiglie intende approfittare dei saldi, con un forte divario tra Nord e Sud. «Per un aiuto concreto teso a risollevare i consumi è necessario agire prima di tutto attraverso un piano straordinario teso a creare occupazione e attuare una redistribuzione dei redditi – affermano i presidenti delle due associazioni, Rosario Trefiletti ed Elio Lanutti – e inoltre sarebbe utile una totale liberalizzazione dei saldi».