Casa famiglia lager, docce gelate e vomito ai bambini: 3 suore condannate

Orrore in una casa famiglia per minori a Rocca di Papa, ai Castelli romani  e pene da 5 ad un anno per le tre suore sudamericane che gestivano il centro, accusate di avere fatto rimangiare il proprio vomito ad alcuni piccoli ospiti e di aver molestato un ragazzo. Un inferno: costretti a fare docce gelate, a dormire al freddo senza le coperte e a subire molestie sessuali . Un incubo per i piccoli ospiti.

Lo si è appreso dalle cronache locali rimbalzate sui principali organi di stampa, tra cui il Messaggero.  Erano nell’aria e sono arrivate nelle scorse ore le condannate in primo grado emesse dal Giudice del Tribunale di Velletri, con pene da 5 ad 1 anno alle  tre suore carmelitane sudamericane della Casa famiglia (chiusa da settembre).  Sono arrivate all’inverosimile, alla crudeltà mentale di far rimangiare ai minori il proprio vomito e, secondo l’accusa, fino ad arrivare – nel caso della religiosa condannata a 5 anni e sei mesi, Amparo Guardado,  alle “attenzioni sessuali”.

Per la suora in questione c’è la pesante condanna in primo grado e il divieto di lavorare in simili strutture per tutto il resto della sua vita. Condannate la sorella gemella di Amparo, Virginia Guardado a due anni e ad un anno Nely Lorena Sorto Hendriquez: queste due non finiranno in carcere godendo della sospensione della pena. L’intera inchiesta era scaturita dalla denuncia della mamma di 2 dei piccoli ospiti della Casa famiglia di via Lucatelli, struttura a ridosso del centro storico di Rocca di Papa: denunce ripetute, la prima delle quali risale addirittura al 2007 e l’ultima nel 2011. Cinque anni di indagini per arrivare alla sentenza di primo grado, con le suore ora condannate che comunque non operano più sul territorio da anni, e con la struttura ormai chiusa ufficialmente per problemi di natura economica. “Sono soddisfatta che la struttura sia chiusa ma i miei figli sono seguiti da due psicologici per i danni subiti, niente potrà riparare a tutto questo”, ha dichiarato al Messaggero una  delle mamm che in questa struttura si è giocata l’innocenza del figlio.